Vignola. Omicidio di Luisa Amidei, perizia della difesa sul marito 

Cioni resta dalla cognata e conferma: «Ho soffocato mia moglie perché non soffrisse più». Nominato uno psichiatra

VIGNOLA «Ho commesso questo gesto nella notte perché volevo porre fine alle suo sofferenze: non sopportavo più di vedere mia moglie così».

Ha ribadito queste parole ai carabinieri e all’avvocato difensore Simone Bonfante, Franco Cioni, il 73enne che, alle 4.30 della notte fra martedì e mercoledì scorso ha soffocato con un cuscino la moglie, Laura Amidei, 68 anni.


La tragedia è avvenuta in via Degli Esposti 176, all’interno dell’appartamento nella palazzina dove abitava la coppia, descritta da vicini e conoscenti come molto unita.



Cioni è indagato per omicidio volontario, ma per le condizioni che hanno portato a questo gesto estremo, poche ore dopo la confessione gli è stato concesso di scontare l’arresto presso la cognata. Le ricostruzioni sono apparse chiare fin dall’inizio, dopo che l’uomo, alle 4.30 di mercoledì, ha chiamato la centrale operativa dei carabinieri dicendo di correre lì perché aveva appena ucciso la moglie. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, anche grazie al primo interrogatorio che ha avuto luogo mercoledì mattina alla caserma dei carabinieri, il delitto è maturato dopo la forte disperazione dell’uomo. A Laura, infatti, era stato diagnosticato un male incurabile nel 2016. La donna era sempre stata accudita in modo premuroso dal marito: lui la aiutava a camminare e, come testimoniano vicini e amici della coppia, l’uomo la assisteva nei minimi dettagli. Lo faceva senza l’aiuto di servizi sociali comunali, che non erano mai stati attivati. La coppia viene descritta come cortese e benestante. Il 73enne, inoltre , risulta non avere alcun tipo di precedenti.

La convalida dell’arresto per Cioni si terrà oggi alle 13 davanti al Gip Andrea Scarpa, insieme all’interrogatorio di garanzia.

Sempre oggi il giudice deciderà quale misura cautelare adottare nei confronti del 73enne: tecnicamente, Cioni si trova in arresto presso una dimora privata, nel caso specifico quella della cognata. Questa decisione è stata adottata anche per evitare che l’anziano rimanga solo dopo il terribile gesto commesso a causa della disperazione.

Un aspetto cruciale su cui punterà la difesa, esercitata dall’avvocato Bonfante, è la capacità di intendere e di volere del 73enne nel momento in cui è stato commesso l’omicidio. Per ricostruire che cosa può essere scattato in quegli attimi nell’anziano, verrà nominato un consulente medico legale dalla difesa. Precisamente, l’incarico verrà affidato a uno psichiatra che avrà il compito di capire quale fosse lo stato di lucidità nella terribile notte fra martedì e mercoledì.

La casa del delitto in via Degli Esposti, nel frattempo, rimane sotto sequestro a disposizione degli inquirenti per eventuali approfondimenti nelle indagini.

«Mi dispiace per lei, lavoravamo insieme al Corni – dichiara un’ex collega – Era certamente una brava persona».

«Erano una bellissima coppia – dichiara una vicina – Entrambi discreti, educati. Purtroppo la malattia della moglie aveva creato enormi preoccupazioni che non meritavano». —