Vignola, torna in libertà dopo l’omicidio: «Non può inquinare le prove»

Il giudice ascolta il racconto di Franco Cioni poi opta per revocare i domiciliari Il 73enne, apparso piuttosto provato. Per ora rimane ospite a casa della cognata

VIGNOLA. Inerme, apparentemente stanco e provato: così Franco Cioni, accusato di aver ucciso la moglie, è comparso ieri mattina davanti al giudice delle indagini preliminari, dottor Andrea Scarpa. Il 73enne, alla fine dell’interrogatorio di garanzia, è stato rimesso in libertà ed è tornato a casa della cognata, che da mercoledì lo ospita.

L’uomo è arrivato in tribunale sul furgone della polizia penitenziaria. Vista la situazione e constatata la sua non pericolosità gli stessi agenti gli hanno evitato l’onta delle manette, permettendogli di muoversi senza particolari difficoltà.

Anche perché quel 73enne mingherlino, palesemente debole e inerme, fin dalle prime ore dell’omicidio di via Degli Esposti ha collaborazione senza esitazioni con gli inquirenti. Ad attenderlo c’era il suo avvocato Simone Bonfante, che lo sta assistendo in ogni aspetto. L’interrogatorio di garanzia non è durato neppure un’ora tra i disbrighi burocratici e le domande.

Cioni ha risposto ad ogni sollecitazione e ha ribadito nel merito tutta la ricostruzione delle ultime ore trascorse assistendo la moglie Laura Amidei che nel corso della notte ha poi soffocato con un cuscino. Il male che l’affliggeva era ormai irreversibile e, anzi, le avrebbe provocato ulteriori patimenti e sofferenze. «Non volevo più vederla soffrire», ha riconfermato il 73enne che non ha quantomeno ammesso pentimento o dispiacere.

Alla luce della testimonianza, il pubblico ministero Pasquale Mazzei, invocando un possibile inquinamento delle prove, ha chiesto la riconferma degli arresti domiciliari, misura già assegnata fin dalle ore successive all’omicidio. L’avvocato Bonfante a sua volta, senza risultare particolarmente insistente, ha invece proposto di rimetterlo in libertà, trovando la condivisione del giudice.

Sono tre i motivi che hanno indotto il dottor Scarpa, che ha convalidato l’arresto, ad alleggerire il quadro: non c’è pericolo di fuga; le prove sono ormai tutte cristallizzate e non più inquinabili; non si ravvede la possibilità che Cioni uccida altre persone visto che l’omicidio di cui è accusato va inserito in un drammatico contesto sanitario e familiare.

Il marito è stato perciò riaccompagnato a casa della cognata, ma da lì potrà muoversi a piacimento, magari tornare nell’appartamento di via Degli Esposti, trovando un sostegno psicologico utile ad evitare gesti autolesionistici. —

F.D.

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