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Carpi, in piazza a cantare "Bella ciao"«Legittimo manifestare contro i fascisti, Carpi merita di essere assolta dai giudici»

Cantando “Bella Ciao” la richiesta di giustizia alla vigilia del processo per i disordini del 2017: sotto accusa 26 persone

CARPI.   «Carpi merita di essere assolta». Oltre duecento persone applaudono all’unisono per dire no al fascismo e sì alla libertà d’espressione. L’avvocato Federico Sinicato si rivolge ai ventisei antifascisti a processo dopo aver cantato “Bella Ciao”, ma estende l’orizzonte a una città intera.

Anzi, a una nazione. «La società deve essere intollerante con gli intolleranti – incalza il legale – È la Costituzione che lo prevede». Il penalista famoso per battaglie in favore dell’Anpi e della Resistenza risponde all'appello dell'assemblea #lantifascismononsiarresta. «Il concetto che il fascismo non può entrare in piazza prevale sul diritto di critica e di pensiero – ribadisce il legale, citando una sentenza della Corte Costituzionale del 1970 – Sta scritto nella Costituzione, è un macigno che non si può spostare».


La mente dei presenti torna al 4 agosto 2017. Quel giorno la città si divide tra via Marx e piazza Martiri. Da un lato Forza Nuova manifesta davanti a una palazzina; dall’altra il sindaco Alberto Bellelli, varie sigle e cittadini si ritrovano in piazza Martiri per un presidio. Gli scontri in serata si traducono nel ferimento di un agente con un’asta di una bandiera di un militante di Forza Nuova.

Tra i canti di risposta, l’inno per cui l’Italia è conosciuta nel mondo per la Resistenza: “Bella Ciao”, appunto. “Manifestazione non autorizzata”, l’accusa di cui dovranno rispondere i ventisei in tribunale a Modena il 23 aprile, due giorni prima della Liberazione. «Manifestare contro una manifestazione del fascismo è legittimo – prende posizione Sinicato – e non può essere impedito. È una legittima critica verso un fatto vietato. Speriamo che il 23 aprile si concluda il processo con una straordinaria voce corale».

Il canto “Bella Ciao” apre la manifestazione, lo spirito della Resistenza aleggia nelle parole infuocate di Adelmo Cervi. «Non si dà la piazza ai fascisti», tuona il figlio del partigiano Aldo. Il riferimento è alla manifestazione di Forza Nuova del 2017, autorizzata dalla Questura. L’appello di Cervi è incontrovertibile: «Non abbiamo il diritto di piangere, ma di lottare». Una lotta per i principi costituzionali e contro fonti del diritto giudicate obsolete, quali il Testo unico della legge di pubblica sicurezza e le misure penali ereditate dal regime fascista.

«Ventisei persone rischiano una condanna per manifestazione non autorizzata - bilancia Giulia Sgarbi de I Violenti Piovaschi - ovvero quindici giorni di arresto, commutati in 1.125 euro di ammenda. Per violenza si rischiano quindici giorni in più di carcere o mille euro in più di ammenda». Segue un appello a schierarsi come fatto dalle oltre 3.700 persone che sostengono i ventisei manifestanti in una raccolta firme. «Non possiamo stare a guardare senza fare nulla – sprona Sgarbi – Il canto è uno strumento potente. Ogni tempesta inizia con una goccia». —