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Carpi, quando Lando Degoli fermava l’Italia, trent’anni fa la morte del professore

Il docente del Fanti fu definito da Mike Bongiorno “il primo eroe di Lascia o Raddoppia”. La sua eredità lasciata al Comune

CARPI. Fu il primo eroe di Lascia o Raddoppia, e così lo definì Mike Bongiorno: la sua presenza in tv riuscì a fare spostare di un’ora anche l’orario della rappresentazione della Madame Butterfly al Comunale.

Lando Degoli non c’è più da 30 anni. Il professore del controfagotto, che grazie alla sua memoria e alla passione per la lirica divenne il protagonista di una delle pagine più celebri del più celebre quiz della tv italiana, si uccise infatti nell’aprile del 1991 nella sua villetta di via Berengario e che si era comperato con i soldi della vincita televisiva. Degoli, 71 anni, aveva scelto di vivere appartato e, soprattutto dopo la morte della moglie Adriana tre anni prima, sembrava aver dimenticato la sua Carpi: la casa aveva ormai l’intonaco scrostato, e il giardino era pieno di erbacce, riportano le cronache del 1991.


Divenne celeberrimo, lui professore di matematica al liceo Fanti e poi all’università, perché, come Dorando Pietri, il destino lo rese immortale pur perdendo la sua gara all’ultimo istante: l’uno a Londra a un passo dal traguardo della Maratona olimpica, l’altro nella cabina di Lascia o Raddoppia, negli studi della Fiera di Milano. “Nella partitura dei suoi melodrammi Verdi ha mai usato il controfagotto e se sì quale?” Questa la domanda che Mike gli pose il 17 dicembre del 1955, alla sua terza partecipazione al programma di punta della Rai dell’epoca e che valeva 2 milioni e 560mila lire (circa 40mila euro di oggi, ma si deve tener conto del tenore di vita di allora). Degoli, passandosi tra le mani il fazzoletto sudato, subito confessò di non saper rispondere, poi si buttò e disse Falstaff, poco prima del termine del minuto concesso. Era invece il Don Carlos. O almeno la Rai la pensava così. Degoli infatti non si dette per vinto e dimostrò che la sua risposta era sì sbagliata, ma tanto quanto quella degli esperti della tv nazionale, visto che Verdi usò questo strumento anche nel Macbeth. Fece dunque ricorso. I rotocalchi impazzirono. A casa Degoli (prima di spostarsi in via Berengario abitava in via Manicardi 54) arrivavano tante lettere di solidarietà e perfino Aldo Fabrizi e Beniamino Gigli gli scrissero per sostenerlo.

Il professore melomane, lo ha ricordato Mauro D’Orazi, dopo la sconfitta televisiva aveva voluto chiamare il suo amatissimo cane Fagottino. Il deputato novarese Dante Graziosi (Dc) fece addirittura un’interrogazione alla Camera sulla questione. E mentre le immagini d’epoca mostravano il professore fare scuola guida in piazza Martiri (grazie al quiz aveva vinto una Fiat 600 come premio di consolazione, nuova valeva 590mila lire) non mancò a breve il colpo di scena. La Rai fece infatti il ‘mea culpa’ e richiamò Degoli in trasmissione qualche settimana dopo averlo salutato.

Il superesperto carpigiano ripartì da dove aveva lasciato, ma al momento topico davanti a Mike Bongiorno decise signorilmente di non raddoppiare e si portò via ‘solo’ un milione e 280mila lire.

Venne ricevuto dal Papa in udienza privata, ballò con Gina Lollobrigida, la sua fama ‘paleotelevisiva’ (che servì comunque a pubblicizzare il programma e a fare aumentare le vendite dei televisori, ancora poco diffusi all’epoca) brillò per qualche tempo. Ogni tanto qualche giornalista lo interpellava su quanto gli era successo; lui, rievocando i tempi andati spiegava che i quiz moderni non li guardava mai. Quando un parente il 25 aprile di 30 anni fa convinse i vigili del fuoco a sfondare una finestra della sua villetta lo trovarono morto da giorni: vicina a lui una pistola Beretta 7.65 regolarmente denunciata. Aveva lasciato, per sempre: e come la sera del suo ritorno negli studi della Fiera di Milano non aveva raddoppiato.

Di Degoli restò alla comunità di Carpi la sua collezione di bronzetti (visibile a Palazzo dei Pio nel Salotto omonimo), frutto di quella vittoria e di investimenti assennati. E non solo, visto che nel suo testamento nominò erede universale il Comune: il professore lasciò due case e un appartamento, 1 miliardo e 300 milioni di lire fra contanti e titoli di stato oltre a 300 quadri di valore (tra essi un Goya) e appunto 38 sculture in bronzo: un patrimonio valutato tre miliardi di lire di allora. La Giunta nell’agosto del 1991 deliberò l’accettazione dell'eredità. “Un patrimonio notevole – disse il Sindaco Claudio Bergianti esprimendo il riconoscimento della città – che sarà destinato a finanziare opere utili alla comunità...”. Negli ultimi tempi Lando Degoli aveva scoperto la passione per la pittura. Dipingeva paesaggi. E controfagotti, dicono. —