Modena, il caso scuole. «Perchè siamo fermi su bus e aule? Sappiamo da un anno dove sono i problemi»

Priorità alla scuola replica alla dirigente Morini che per le superiori non vede ancora il 100% 

la polemica

La capienza delle aule e i trasporti. I due problemi che condizionano la ripresa in presenza al cento per cento delle scuole superiori modenesi. Un fatto emblematico che per Modena è un problema strutturale, come ha ricordato anche ieri sul nostro giornale la preside Giovanna Morini: «I protocolli sanitari dettano condizioni che devono essere garantite sempre. Non possiamo mettere tutti in classe a prescindere dalle mascherine, dall’igienizzazione delle mani, dalle distanze», aveva detto la dirigente del Muratori-San Carlo e referente dei presidi della provincia.


Priorità alla scuola non ci sta, e ieri ha scritto una lettera alla stessa Morini: «Gentile dirigente dottoressa Morini - scrivono -leggendola una domanda ci sorge spontanea: ma che cosa avete fatto in questo anno scolastico e ancor prima? Perché queste parole sono le stesse pronunciate ad aprile 2020, se non da lei, da chi si doveva occupare di riaprire le scuole portando gli studenti in presenza in sicurezza e considerando la Dad come una estrema ratio per i nostri figli. Lei e colleghi, visto che parla a nome dei presidi modenesi, capiamo invece che vi siete accontentati di una scuola a metà. Un mese in presenza completa e normale, lo capisce anche il neo presidente Draghi, è importante per riportare alla normalità i nostri ragazzi, o forse non si è accorta del livello di dispersione, del crollo dell'attenzione, delle difficoltà immani nel proseguire nella didattica a distanza non solo nella trasmissione delle competenze ma anche in ordine alla verifica degli apprendimenti, che investe i nostri figli e gli insegnanti?».

Parole dure che vanno oltre l’intervento della preside Morini, interpellata per conoscere la fattibilità della ripartenza al cento per cento nelle scuole modenesi e non per ribadire le difficoltà dei ragazzi a vivere la scuola in Dad. Parole che, come Priorità alla scuola ha sottolineato, vanno recapitate a chi in questi mesi doveva comunque occuparsi di risolvere il problema trasporti e portare delle soluzioni sulla carenza cronica degli spazi, perché la riapertura si gioca tutta qui. E non ci pare proprio che questi due temi abbiano delle soluzioni a breve termine: «Ci domandiamo come possa un dirigente scolastico che ha avuto un anno per affinare i piani di rientro, uscire ora con queste dichiarazioni che attestano che non solo un piano non è stato affinato, ma non si sono sfruttati questi mesi per continuare l'elaborazione di protocolli e di screening, oltre che rimodulare con ulteriore accortezza un piano trasporti per l'accesso alle scuole e agli spazi, che ricordiamo essere stato predisposto e sottoscritto dai tavoli prefettizi a fine dicembre, ma evidenzia con chiarezza che vi siete accontentati di una scuola o sempre in Dad o a metà e che questa per voi sia la nuova normalità. Noi comprendiamo che sia più difficile presentarsi davanti ai suoi alunni e ammettere che il suo liceo non è pronto a ripristinare la didattica al 100%, cosa che dovrebbe avere già sperimentato dal 14 settembre al 30 ottobre 2020, piuttosto che affermare che tutta la scuola secondaria modenese non è pronta al rientro. E perché se no, parlare a nome di tutta la comunità scolastica, visto che crediamo lei sia ben consapevole che molte scuole possono rientrare al 100% senza problemi?».

Priorità alla scuola chiude così la sua lunga lettera: «Ogni giorno di Dad in più per i nostri ragazzi è un giorno rubato alla loro crescita relazionale, sociale e di competenze. Se ne assuma la responsabilità piena, lei e chi rappresenta, prima di bocciare il piano del governo». —

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