Modena, il progetto "Contatto DiVino", la tecnologia a portata di calice

L’intelligenza artificiale applicata al vino. Così il duo modenese Daniele Righi-Laura Francesca Bottazzi ha trovato un modo per far comunicare le bottiglie.

MODENA L’intelligenza artificiale applicata al vino. Così il duo modenese Daniele Righi-Laura Francesca Bottazzi ha trovato un modo per far comunicare le bottiglie.


Il sistema si chiama Contatto DiVino e si attiva dalle etichette per mezzo di uno smartphone. Inquadrare le etichette è il primo passo, che si può compiere in due modi: con i codici a risposta veloce (QR code in inglese) o con la comunicazione di prossimità, altrimenti detta Nfc. Attivato il meccanismo, un assistente virtuale appare sullo schermo della persona che ha inquadrato le etichette. Sarà la “guida” alle informazioni contenute nell’etichetta. Quali informazioni? Dipende dalle aziende.


«Si possono conoscere per esempio gli orari di apertura delle cantine - spiega Righi - che si possono chiedere in tanti modi». È lei a descrivere come da un pranzo condiviso possa essersi accesa la proverbiale lampadina e come si possa creare un canale diretto tra il consumatore e l’azienda. «La messaggistica istantanea permette di dare risposte immediate - interviene Bottazzi - ma nel settore spesso mancano determinati canali o, quando ci sono, non danno risposte ai clienti. Spesso non c’è voglia di telefonare. Meglio quindi mandare un messaggio e aspettare una risposta immediata».


Una risposta preimpostata in varie lingue, tra cui italiano, inglese, russo, e cinese. «Il sistema riconosce la lingua dell’utente - l’eco di Righi - e le traduzioni possono poi essere in qualsiasi lingua. Ho lavorato in una cantina per raccogliere gli intenti comunicativi, poi la piattaforma riconosce il linguaggio naturale». I canali da percorrere con il sistema sono diversi. «Siamo partiti su Messenger - aggiunge Righi - e abbiamo già compiuto un primo “”step”. La piattaforma comunica attraverso WhatsApp, sms, i siti delle aziende, anche su Telegram. È il cliente che sceglie su quale canale far comunicare con la cantina. Per esempio, se stasera vai sul sito della cantina, chatti con la cantina, ti ritrovi tutto lo “storico” delle conversazioni. È una piattaforma multicanale che mette il cliente al centro». La voce dell’applicazione (“chatbot”) è quella di lei. «Prima di comunicare abbiamo fatto uno studio preventivo - ripercorre Bottazzi - e ci siamo domandati: “Cosa richiedono i clienti? Cosa utilizzano?”. Il sistema continua a imparare in base alle richieste: è in divenire».


Lo studio informatico è stato accompagnato da un’analisi dei canali comunicativi nel settore vitivinicolo. «Abbiamo ricercato le prime venticinque cantine per fatturato in Italia - assicura Righi - e abbiamo scoperto che più del 40% non risponde nemmeno ai clienti. Coloro che rispondono deviano verso altri canali o tengono i clienti, “sospesi”, così da far perdere tutta la reazione. Contatto DiVino è pensato per un pubblico giovane da curare nel tempo: non c’è bisogno nemmeno di una app, con un cellulare si “scatena” tutto». I testi si mescolano alle immagini e ai video. Le traduzioni nelle altre lingue non utilizzano sistemi automatici. «Fanno perdere la qualità del prodotto - ribadisce lui - insieme all’ironia e allo “slang”. Così è necessario sia fatto da una persona madrelingua. Il mercato del vino si sviluppa principalmente in inglese, in russo e in cinese. Il mondo della Cina è legato ai turisti che in Italia visitano le cantine e acquistano il vino».


Bottazzi e Righi garantiscono che il sistema rispetta il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr nell’acronimo inglese). «Quando il consumatore avvicina il cellulare alla bottiglia fa acquisire alla cantina il contatto - descrive Righi - nel rispetto della normativa Gdpr. In quel momento sta parlando con la bottiglia di lambrusco. Con un clic, raccogliamo in modo automatico l’indirizzo mail e il cellulare, se dà il consenso». Il dato di un singolo cliente diventa così il tassello di un puzzle potenzialmente enorme. «Una piccola produzione di vino è di circa 50mila bottiglie - conclude lui - Se il 5% dei clienti (stima cautelativa) interagisce con l’azienda sono un patrimonio che si va a creare per la cantina. È una sorta di ramificazione. Con la grande distribuzione organizzata possono interagire tantissime persone e si forma un punto di contatto per raccogliere i dati». —