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Savignano, direttore di gara travolto da una moto: «Pensavo di morire»

Carambola in pista, un pilota investe Gianfranco Tondelli, storico presidente del Moto Club Carpi: 40 giorni di prognosi

SAVIGNANO. «Mi sono visto arrivare la moto addosso e non ho neanche avuto il tempo di pensare. Mi ha rotto una gamba, ma se con la forcella mi avesse preso in testa… Probabilmente non sarei qui a raccontarlo».

La voce gli si incrina mentre ne parla ancora dal Pronto Soccorso di Baggiovara: lo spavento è fresco, per quanto mitigato dalle continue telefonate degli amici che vogliono sapere come sta. Del resto Gianfranco Tondelli, 65 anni, è un’istituzione nel mondo della moto, in provincia e non solo: presidente per 15 anni del Moto Club Carpi e tuttora anima del gruppo, è uno dei più storici direttori di gara della regione, con 40 anni d’esperienza. Ne ha viste tante, ma una così ancora no: ieri mattina mentre dirigeva sulla pista di Savignano la seconda gara del Campionato Regionale Motocross Fmi, evento da 240 atleti, è stato travolto da una moto in corsa. È successo alle 10.40 durante la gara delle 250 MX1: «Nel salto che portava alla conclusione del primo giro si è innescato un incidente che ha coinvolto 5-6 moto – racconta – io sono entrato in pista dal lato sinistro, ma non più di un metro, per segnalare il pericolo con la bandiera gialla e sono stato travolto da una delle moto cadute sulle altre, rimasta accelerata: il pilota non ha potuto fare nulla per evitarmi».


Lo ha colpito in pieno sul lato destro, e nella caduta Gianfranco ha anche sbattuto la testa: la preoccupazione è stata massima quando ha iniziato a sanguinargli il naso, per timore di ematomi alla testa. Immediati i soccorsi attivati dai responsabili dell’impianto: sul posto in pochi istanti l’elicottero per il trasporto a Baggiovara. Qui gli esami hanno dato un primo esito confortante: niente di sospetto alla testa. E un secondo comunque impegnativo: frattura di tibia e perone. La gamba destra è stata messa subito in trazione in vista di un intervento chirurgico di ricomposizione: non meno di 40 giorni di prognosi.

«Il pilota che mi ha investito per fortuna non si è fatto niente, e così gli altri coinvolti nell’incidente: è questa la cosa più importante – sottolinea – il ragazzo è venuto a scusarsi mentre mi caricavano sull’elicottero, ma non ha colpe. Sono stato io che, anche se non sarebbe il compito di un direttore di gara, sono entrato in pista per segnalare il pericolo. È stato più forte di me: avevo la bandiera a disposizione e, sapendo quanto sia importante la rapidità nell’avvertire i concorrenti, l’ho usata. Era una brutta carambola, e volevo farli rallentare perché c’era un alto rischio feriti. Se ci avessi pensato 30 secondi forse non l’avrei fatto, ma è come quando uno si fa male: ti viene d’istinto correre in soccorso».

Dallo sgomento iniziale, nel circuito e tra gli addetti ai lavori alla notizia del fuori pericolo si è levato un gran sospiro di sollievo. E un’ondata di solidarietà, con telefonate su telefonate: «Tutti sono molto dispiaciuti, a partire dai piloti: in pista si sa che possono succedere incidenti ma il ferimento di un direttore di gara è cosa rara, io in tutta la carriera ho saputo di 3 o 4 casi al massimo. È successo, c’è poco da fare. Ma poteva andare molto, molto peggio: alla fine mi ritengo fortunato, più che fortunato». —

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