Missione impossibile: presenza 100%: «Solo una scuola su tre può averla»

Il presidente Tomei fa il punto sulle superiori ipotizzando il distanziamento anche a settembre: «Resta la Dad al 25%»

«Tutti vogliamo la scuola in presenza al 100%, io per primo. Ma nelle attuali condizioni di distanziamento, solo una minoranza delle superiori è nella condizione di offrire gli spazi adatti: solo 10 istituti su 30, per essere chiari». Non fa giri di parole il presidente della Provincia Gian Domenico Tomei, e va dritto al cuore del problema in vista di settembre. Perché se adesso alle superiori si è rientrati con il 50%, nessuno per l’inizio del nuovo anno vorrebbe ancora un ricorso alla famigerata didattica a distanza. Le famiglie si aspettano più che mai il 100% in presenza. Ma è fattibile in un contesto che vede continuamente aumentare il numero degli iscritti alle superiori? A settembre sarà record assoluto con 35.395 studenti, 817 in più rispetto a quest’anno.

Tomei, non è davvero possibile collocarli tutti?


«No, se a settembre saranno mantenute le attuali regole di distanziamento, le scuole che possono svolgere didattica in presenza al 100% si contano sulle dita di due mani: dieci su trenta. Una su tre, se preferiamo».

Ma non si possono fare ampliamenti? Prendere in affitto spazi extra?

«Gli ampliamenti li stiamo facendo, ma non si può prendere dappertutto. Abbiamo già due interventi consistenti in via di completamento che saranno senz’altro pronti a settembre: le 18 nuove aule per il Selmi di Modena e le altre 18 per il Levi-Paradisi di Vignola. Solo quest’anno abbiamo messo 17 milioni sull’edilizia scolastica per ampliamenti e miglioramenti sismici, come quelli che stiamo facendo al Barozzi e che faremo al Fermi. Abbiamo già pianificato anche l’ampliamento del Fanti Da Vinci di Carpi e il nuovo Formiggini di Sassuolo, da 5,7 milioni. Ma non si può avere tutto subito. Quanto agli spazi in affitto, noi li cerchiamo, ma loro ci sono? Perché io di spazi adatti a diventare scuola, con i requisiti di sicurezza che ci vogliono, a partire dall’antisismica, non ne vedo mica molti. Ma non fermiamoci agli spazi: e i trasporti?».

Non sarebbero pronti neanche loro?

«Ma assolutamente no: se i mezzi si possono riempire al 50% non ci sono le condizioni per l’ingresso del 100% degli studenti in un unico orario: mi fa piacere che l’abbia detto oggi (ieri, ndr) anche il nuovo presidente della Conferenza delle Regioni Fedriga: è una considerazione bipartisan».

E allora come si fa se a settembre resta il distanziamento?

«Se vogliamo il 100% in presenza la possibilità è una sola: doppio turno con ingresso di una parte degli studenti al mattino e di una parte al pomeriggio. Questo sarebbe gestibile anche come trasporti. Ma, si badi bene, non come personale scolastico: docenti e operatori andrebbero aumentati dal Ministero di conseguenza per tenere aperta una scuola tutto il giorno. E mi sembra difficile da fare».

L’alternativa?

«L’alternativa è di mantenere un 20-25% di studenti in didattica a distanza: così, in presenza al 75%, gli spazi per il distanziamento ci sono con un doppio ingresso alle 8 e alle 10. Ovviamente Dad da attivare dai singoli dirigenti in base al contesto: chi rientra nelle scuole con più spazio, ne farà a meno. Chi invece ha poco spazio anche per il boom di iscrizioni, penso ai tecnici ma non solo, dovrà ricorrervi. Ovviamente ogni decisione in un senso o nell’altro andrà presa di concerto nel tavolo prefettizio con di fronte le tre realtà chiamate in causa: la Provincia per i contenitori, il Ministero per il personale scolastico e i trasporti. Il tavolo prefettizio è uno strumento di confronto molto importante che deve essere mantenuto. Perché va bene, anzi bisogna, discutere. Ma poi ci vuole uno che dice: “Allora si fa così”».

Lei cosa auspica per settembre?

«Il mio auspicio è di non arrivare a nessuna delle situazioni prese in esame sopra. Io spero che possiamo avere a settembre una scuola in presenza al 100% senza bisogno di distanziamento perché grazie alle vaccinazioni in estate si è raggiunta l’immunità di gregge. E quindi si può tornare alla normalità, anche a scuola. Dobbiamo pensare a una fine di questa situazione, e ad avere gli strumenti, cioè i vaccini, per arrivarci». —

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