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Modena. Rapine a prostitute e autisti Arriva la condanna a 19 anni

La Procura ne aveva chiesti 15 ma i giudici stangano il 38enne per i casi del 2018 «Escalation di violenze interrotte». Colpiva nel distretto ceramico e in via Emilia

MODENA Diciannove anni di carcere per otto rapine, una tentata violenza sessuale e un accoltellamento. Il collegio di giudici, presieduto da Roberto Mazza, è andato oltre le richieste del pubblico ministero per i reati contestati al 38enne marocchino Abdelghani Safi. Il pm Francesca Graziano aveva infatti chiesto 15 anni, pochi evidentemente per gli episodi avvenuti tra il novembre 2018 e il gennaio 2019.

In quel periodo il 38enne viveva tra Modena e il distretto ceramico dove sbarcava il lunario attraverso la vendita di droga. Fino a quando ha iniziato a rapinare prostitute e automobilisti. Aveva iniziato con una ragazza straniera, che aveva caricato in auto – una Fiat Panda bianca, decisiva nell’individuazione dell’imputato – per poi tentare non solo di farsi consegnare il denaro ma soprattutto di abusare di lei. L’uomo, in udienza, aveva respinto ogni addebito non risultando evidentemente credibile. Anche perché aveva tentato di dissimulare i tempi di un’altra rapina quando davanti ad una discoteca di Modena si impossessò, con un complice, dell’Alfa Romeo Giulia di un ragazzo

. «Le mie impronte? – aveva detto – Ero salito sull’auto perché pensavo fosse di un mio amico, sa lui ne cambia così tante che non mi sono posto il dubbio...». Giustificazione che non ha trovato consenso tra i giudici. Che hanno accolto in pieno tutta la ricostruzione formata in aula dalla dottoressa Graziano.


I tabulati telefonici, infatti, collocavano Safi nei pressi di ogni rapina. Una prova non schiacciante ma utile a rendere più solidi i riscontri di prova che già potevano contare su alcuni riconoscimenti delle vittime. La ragazza che rischiò di essere violentata, infatti, lo aveva notato in un negozio e aveva provveduto a contattare la polizia affinché fosse identificato. E anche un ragazzino rapinato di 20 euro lo aveva indicato come colui che con un machete aveva ferito l’amico. Senza contare i segni di un incidente, fatto nelle ore successive all’ultima rapina di una prostituta e del suo cliente. Quando la polizia andò ad arrestarlo perché già lo sospettava quantomeno dei primi colpi, Safi aveva segni in viso compatibili con quel misterioso schianto in cui era coinvolto con un compare e di cui si parlava nelle intercettazioni.

«L’escalation di violenza dell’imputato è stata interrotta dalle efficaci indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura. La celebrazione del processo ha consentito di giungere ad una pronuncia di primo grado molto severa, la cui pena, già in espiazione in via cautelare, sarà messa in esecuzione dopo il passaggio in giudicato, all’esito degli eventuali ulteriori gradi di giudizio. Si tratta di risultati che vanno conosciuti e che dovrebbero far riflettere a fondo sulla non convenienza delle scelte di comportamenti criminali», dice il procuratore aggiunto Giuseppe Di Giorgio. —

F.D.

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