Modena. Ristoratori tra speranza e preoccupazioni «Noi siamo pronti, ma servono certezze»

I titolari dei locali si preparano alla ripartenza, ma i dubbi sono ancora tanti: «Sulle distanze servono risposte subito» 

i gestori



«Noi siamo pronti. Fateci capire come ci dobbiamo muovere». I ristoratori modenesi non vedono l’ora che arrivi il 26 aprile. Lunedì prossimo, infatti, è attesa la riapertura delle attività. Attenzione, però: se il prossimo decreto rispetterà le anticipazioni, non sarà un “liberi tutti”. Innanzitutto, la prima condizione per ospitare i clienti all’esterno dei locali è il passaggio in zona gialla. Con i colori arancioni e rossi si prevede il quadro immutato con l’asporto e la consegna a domicilio. La tinta che assumerà l’Emilia Romagna tra una settimana potrà fare la differenza per i ristoratori (e non solo). Gli esercenti navigano in un mare d’incertezza. «Noi dobbiamo fare la spesa, effettuare gli ordini, chiamare le persone a lavorare - esclama Stefania Degli Esposti, titolare della Bottega Vegana di via Coltellini - la maggior parte di noi ha i dipendenti e i collaboratori in cassa integrazione. Abbiamo bisogno di capire per tempo come muoverci, quanto spazio possiamo utilizzare fuori e quando potremo lavorare dentro, con tutte le distanze e le regole da rispettare». In base alle anticipazioni del decreto, da lunedì prossimo e fino al 31 maggio sarà possibile pranzare e cenare soltanto all’esterno. Dal primo giugno, pranzi consentiti anche all’interno. Con due note: le misure sono previste per la zona gialla e non è ancora ufficiale la distanza tra i tavoli. La proposta è di un metro all’aperto e due al chiuso. «Lo possiamo sapere? - chiede Degli Esposti - se fuori devo mettere un tavolo ogni due metri, ne posiziono quattro per otto persone. Cosa me ne faccio? L’attesa è logorante». In piazza XX Settembre, Carmine Bizzarro e Valentina Rimondi de La Lista (ex Il Giusto Gusto) hanno ingannato l’attesa ristrutturando il locale con Bibendum. «Siamo pronti - assicura Bizzarro - e abbiamo un po’ più di energia perché è tutto nuovo: non vediamo l’ora di ripartire». Il locale mantiene il legame con Porta Aperta con cui i titolari (in evidenza con i “panini sospesi”) hanno avviato aiuti per i senzatetto in stazione. Non emerge alcun timore sul possibile dimezzamento dei posti. «Preferiamo essere veloci - riprende Bizzarro - e cercare di fare un giro in più per non scontentare nessuno». Si respira fiducia in Pomposa. «Posizionare i tavoli a un metro o due cambia - riconosce Antonio Tarantini, titolare di 100 Montaditos - se però con due metri siamo più sicuri è meglio, così non torniamo a cadere di nuovo nella situazione della scorsa estate». «La speranza c’è, ma la pazienza sta finendo», avverte in via Berengario Igor Tatarov, dipendente del Mattatoio. «Si cerca di rimanere in piedi - aggiunge Tatarov - dando un po’ di soldini a tutti e facendo ruotare gli orari in modo da far lavorare le persone per tre o quattro giorni alla settimana». «Dobbiamo cercare di fare il possibile per la qualità del servizio - la ricetta di Mauro Rossi, titolare dell’Osteria Rossi di piazza Roma - e proteggere i nostri clienti». Rossi è anche presidente di Confesercenti. «Stiamo valutando come fare per chi non ha i dehors - anticipa Rossi - il nostro nazionale sta spingendo molto. Non sono ancora usciti i protocolli: aspettiamo». —

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