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La ricostruzione/ Lo storico Claudio Silingardi: «Il 22 aprile a Modena la liberazione fu accelerata»

Silingardi, qual’è la situazione intorno a Modena poco prima del 22 aprile?

«Dal novembre ’44 gli Alleati sono a venti chilometri da Bologna e anche in prossimità di Montese e Fanano. Tutto il periodo precedente la Liberazione è vissuto nell’attesa dello sfondamento alleato. Si sa che da un momento all’altro, col bel tempo, gli Alleati attaccheranno le linee. È un fattore psicologico importante. L’altro aspetto: dai primi mesi del ‘45 era aumentata molto la violenza dei fascisti e dell’esercito tedesco. Ci sono molte stragi, torture e violenze. Vengono infiltrate spie fasciste nelle formazioni partigiane. Diventa un momento difficile per la Resistenza. Oltretutto, mentre la montagna è sotto controllo partigiano, a partire dalla repubblica di Montefiorino, i fascisti sono arroccati in centro a Modena e a Carpi».



Come vivono questa attesa le autorità fasciste a Modena?

«Tra le autorità amministrative e i partigiani inizia una collaborazione dall’ottobre ‘44. È un fatto poco noto ma importante. In particolare tra Mirco Manzotti, podestà di Modena, Giuseppe Girgenti, capo della Provincia, e il Cln. Tra marzo e aprile ‘45 la Federazione fascista locale vuole nominare a capo della Provincia Enrico Vezzalini, un fascista estremista e molto violento, che aveva comandato le rappresaglie a Ferrara e Novara. Il Cln di Modena riesce a fare arrivare un messaggio a Mussolini per convincerlo a nominare Manzotti e così avviene. Una parte del fascismo locale, insomma, si mostra poco convinto dell’uso della violenza e cerca di stabilire relazioni con il Cln per tutelare la popolazione di Modena».

Prima della Liberazione ci sono i bombardamenti alleati.

«In aprile, in preparazione dell’avanzata alleata, aumentano i bombardamenti. Dovevano essere mirati, ma non esistendo bombe intelligenti causano gravi danni a Vignola e Formigine. Poi a Festà il 15 aprile un caccia alleato spara mitragliate uccidendo 42 persone sul sagrato. Il 18 aprile il bombardamento di Modena. Si volevano colpire le caserme di Rua Muro e quella della Gnr in viale Tassoni. Purtroppo le bombe colpiscono il centro storico provocando morti e distruzioni. Soprattutto ingenerano paura».

Passiamo al 22 Aprile.

«I comandi partigiani avevano piani per liberare la città in vista dello sfondamento degli Alleati. Era un obiettivo più politico che militare: poter dire che le città erano state liberate dai partigiani. Questo permetterà agli italiani di rappresentarsi vincitori, quando in realtà avevano perso la guerra. L’arrivo dei partigiani ha quindi risollevato l’autostima locale e nazionale. Ma fino al giorno prima nessuno sapeva quando e verso dove si sarebbero ritirate le truppe tedesche schierate sulla Linea Gotica. Il piano partigiano prevedeva la discesa da Montefiorino e l’arrivo dalla Bassa e da Carpi. Il piano era circondare Modena e liberarla. In realtà, la strategia si scontra con due imprevisti. Primo, la veloce ritirata tedesca (per questo Bologna fu liberata dagli Alleati). I comandi alleati avevano comunicato ai partigiani di scendere da Montefiorino il 11 aprile prevedendo l’arrivo il 24 dopo una ritirata tedesca lenta. Secondo, la 232a Divisione tedesca per ritirarsi passa sopra Modena, lungo Spilamberto-Formigine-Sassuolo, attraversa il Secchia a Magreta e passa il Po nella Bassa Reggiana. Quindi le brigate non riescono a intervenire su Modena».

Chi libera Modena?

«Alcune brigate cittadine e i partigiani di Castelfranco e Nonantola. L’azione si sviluppa quindi dalla via Nonantolana, via Ciro Menotti e Corso Vittorio Emanuele. Altre brigate occupano gli impianti, gli uffici pubblici, l’acquedotto di via Canizzarro, L’obiettivo è la presa dell’Accademia Militare. Nella mattina del 22 i partigiani compiono un intervento coordinato anche se la sera prima l’ufficiale di collegamento è ferito a Paganine. Tutti i fascisti sono già scappati tranne alcuni cecchini. Avevano promesso di difendere Modena fino alla morte: il 22 aprile non c’e n’era neanche uno. Resta il reparto in Accademia sotto il comando tedesco. A mezzogiorno Alfeo Corassori sale in Comune e prende possesso dell’ufficio del sindaco. Continuano combattimenti sporadici coi tedeschi in piazza Impero. Il comando in Accademia si arrende alle 5 ma agli Alleati. Che vengono chiamati e un reparto col carro armato attraversa la città fino ai Giardini Pubblici, si pone davanti all’Accademia e avviene al resa. Anche se gli Alleati non volevano liberare Modena ma arrivare subito al Po».

La festa con la sfilata in centro?

«Quella avviene il 30 aprile. Dal 22 in poi è un continuo di sfilate di partigiani in giro per la città. Ragazzi esuberanti che si esibiscono. Qualche cecchino spara ancora agli Alleati. In ogni caso ricordiamo che morirono 45 persone, anche tanta gente comune che si trovava in strada. Dopo arrivano tutte le brigate partigiane. Il 30 è il giorno della festa e il giorno in cui avvengono la smobilitazione e la consegna delle armi. Ma non tutti le consegnano». —