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Una provincia amica degli animali Legambiente premia Modena e Zocca

Per la città c’è la conferma d’eccellenza per il terzo anno consecutivo, per il paese appenninico arriva la piacevole sorpresa

MODENA Un secondo posto a livello di città e un primo nell’ambito dei piccoli comuni: è una provincia modenese particolarmente attenta agli amici a quattro zampe, e non solo, quella fotografata dal IX rapporto “Animali in città” di Legambiente.

Nell’ultima edizione (basata sui dati 2019) c’è un’importante conferma innanzitutto: Modena che, tra le 1.069 amministrazioni comunali che hanno inviato i dati, riceve per il terzo anno consecutivo il premio come “Città amica degli animali”, posizionandosi seconda a livello nazionale (dietro a Prato e davanti a Bergamo) tra i comuni medio-grandi, dai 100 ai 200mila abitanti, per la performance complessiva dei servizi offerti, per la qualità della convivenza con gli animali in città e per le collaborazioni attivate con le associazioni del territorio che hanno consentito la realizzazione di molte buone pratiche.



Accanto alla conferma, la sorpresa: Zocca che, tra tutti i piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti che hanno fornito i dati, risulta prima nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati. A riprova del fatto che anche con le risorse limitate di un piccolo centro montano (1.500 euro per la convenzione con Enpa e 16.000 con il Comune di San Giovanni in Persiceto per il recupero animali) si possono mettere in campo efficaci strategie ai fini soprattutto di un’adeguata sensibilizzazione dei cittadini al rispetto degli altri esseri viventi.

Nel caso di Modena a pesare positivamente sono stati, oltre alla presenza di regolamenti per la gestione degli animali domestici e per la tutela e il recupero di quelli selvatici, la presenza di strutture come il gattile e il canile e le attività svolte che portano, per esempio, a un numero significativo di adozioni, pari a una media di circa 140 all’anno. Rilevante anche la presenza di un Centro di recupero per la fauna selvatica (“Il Pettirosso”), che svolge la propria attività anche sulla base di un accordo con il Comune. Così come l’attivazione di protocolli, in collaborazione con Polizia locale e servizio veterinario dell’Ausl, che definiscono le procedure da adottare nel caso di ritrovamento di bocconi avvelenati o di segnalazioni di maltrattamenti.

A questi servizi nel 2020 con lo scoppio della pandemia si è aggiunto quello dello Sportello di aiuto alle persone in quarantena, che grazie ai volontari di tre associazioni (Lav Leidaa e Oipa) organizza l’accompagnamento quotidiano del cane fuori casa, sia in maniera provvisoria in attesa del supporto della rete parentale, sia tramite un vero e proprio affido fino alla fine malattia. Nell’arco di un anno sono state 75 le famiglie assistite. —

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