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Cene, calcio e gite al mare I modenesi si preparano al primo giorno di libertà

Tanto entusiasmo in vista del ritorno alla “zona gialla” dopo due mesi di chiusura «Alle 19 saremo al ristorante per rispettare l’orario. E che nostalgia della movida»

Paola Ducci

Lucia Roda è modenese e non ha dubbi: la prima cosa che farà domani è una cena, con marito e amici al ristorante, all’aperto. Tempo permettendo, viste le pessime previsioni per la prima settimana emiliana “in giallo”, e presto, già alle 19 con le gambe sotto il tavolo, per essere certi di rincasare entro le 22. «E so già anche dove andare - afferma - “Trattoria la Barchetta” a Campogalliano. E’ il ristorante dei miei amici e non vediamo l’ora sia di rivederci che di degustare la loro cucina tipica emiliana». Ebbene sì, per il ritorno in zona gialla della maggior parte delle regioni italiane, i tanti modenesi intervistati ieri per le vie del centro storico, non hanno avuto dubbi: tornare a gustarsi un pranzo o una cena, seduti comodamente al tavolo di un ristorante all’aperto, è nella “top ten” dei desideri post lockdown, come conferma anche Nicolò Grigis: «Ristorante sì, ma in riva al mare a Cervia, per ritrovare finalmente l’ospitalità dei romagnoli e la bontà del loro pesce. Non ho dubbi, se non già domani, comunque nel primo weekend in zona gialla, questo sarà il mio obiettivo». Pesce rigoroso, meglio se sarde cucinate in mille modi da uno dei migliori ristoranti di Palermo, è anche il desiderio segreto di Marzio Morello «da realizzarsi il prima possibile, non appena anche la mia amata Sicilia tornerà gialla. Al buon cibo voglio abbinare il mare e la bellezza di Palermo - sottolinea - per riassaporare, seppur con responsabilità, la voglia di vivere e di viaggiare». «Anch’io ho tanta voglia di mare e sto organizzando una tre giorni a Rimini con i miei amici - dice invece Francesco Luppi, giovane web designer di Mirandola - voglio risentire il rumore delle onde, riassaporare il profumo di salsedine e fare un picnic all’aperto». E un viaggio romantico, per suggellare la loro storia d’amore, sarà il battesimo della zona gialla per Rita Palushaj di Ravarino e Filippo Baraldi di Modena, una giovane coppia di fidanzati. «E’ da mesi che coltiviamo un sogno - ci confidano - prenderci uno Spritz in centro a Firenze, con vista cupola del Brunelleschi o Palazzo Vecchio, per poi passeggiare mano nella mano, ammirando la bellezza di una delle città d’arte più incredibili al mondo, senza sentirci in colpa e senza l’incubo di dover mostrare da un momento all’altro un’autocertificazione». Non sono pochi del resto i modenesi che non vedono l’ora di ritornare a viaggiare, come afferma anche Cristina Benassi, che ha già deciso di dirigersi molto presto nella capitale per fare prima di tutto qualcosa che profuma di spiritualità: «Salirò sul cupolone di San Pietro, magari al tramonto, e ammirerò Roma da lassù. Lascerò che gli ultimi raggi di sole mi illuminino il viso, per restituirmi tutta quell’energia che questi mesi duri e cupi mi hanno rubato». Un tuffo negli abissi profondi del mare dell’Argentario o della Liguria, per ritrovare il piacere di fare immersioni e tornare ad ammirare e fotografare le bellezze del mondo sommerso lo sta attendendo invece da mesi Giusy Volpi, modenese, che di professione fa la guida turistica. «La mia attrezzatura è pronta e non appena le condizioni meteo me lo consentiranno, partirò, ma questa volta nessuno mi ferma». Poi c'è lo sport. «Voglio tornare a correre lontano da casa - afferma la runner Alessia Bellino, ma soprattutto torna la possibilità del calcetto. «Non vedo l’ora di tornare ad avere un pallone tra i piedi», dice ridendo Matteo Luca di 24 anni. Matteo già ha organizzato la prima partita per domani. «Poter giocare a calcio è mancato come l’aria - specifica - è un momento di sfogo e di divertimento dopo aver studiato o lavorato tutto il giorno, ed è l’occasione per fare quattro chiacchiere con gli amici». Concorda con Matteo anche Gianluca Barcs, che aggiunge: «Nella speranza che aprano presto anche le palestre, io credo che con responsabilità e buon senso, senza abbassare il livello di guardia, si possa tornare a fare qualsiasi cosa. Certo, a parte la movida: ci mancano tanto gli aperitivi e i locali, ma per quello è ancora troppo presto. Purtroppo le varianti si diffondono tra noi giovani, e finché non si sarà raggiunta l’immunità di gregge certe situazioni sono ancora da evitare».


C’è chi invece ha messo in evidenza la mancanza di quelle piccole cose che solo un anno fa erano normalità, come gli abbracci, i baci, lo stringersi la mano, o il darsi una pacca sulla spalla: quei piccoli gesti a cui non abbiamo mai dato più di tanta importanza. che invece adesso sembrano sogni, per ora ancora irrealizzabili. «Da domani mi accontenterò di rivedere i miei nipotini che abitano a Formigine - racconta con tanta emozione e le lacrime agli occhi Annamaria Ranuzzi - non vedo l’ora di poter pranzare con loro e con i miei figli. Sono mesi che non ci vediamo, se non attraverso lo schermo dello smartphone. Una tristezza che nella mia vita non avevo mai provato. Poi, entro il 23 maggio avrò concluso il mio iter vaccinale e allora finalmente li potrò anche riabbracciare. Ma sono tanti i modenesi che desiderano tornare al cinema, a teatro e a frequentare mostre e musei. Ma se visitare una mostra sembra ormai cosa certa anche durante i fine settimana, molti sono i dubbi che insorgono sulla riapertura effettiva di cinema e teatri. «Io non vedo l’ora di tornare a gustarmi un film sul grande schermo così come di andare a teatro o a sentire un concerto dal vivo - conclude Samuele Lo Sardo - ma ho solo un dubbio: come potranno riaprire questi luoghi se rimarrà in vigore fino al 31 luglio il coprifuoco dalle 22?». Una domanda che si fanno in molti, ma che comunque per ora sembra passare in secondo piano rispetto al vento di ottimismo e pseudo-libertà che il colore giallo sembra aver finalmente portato tra i modenesi. Ci dice salutandoci Ivano, un passante: «Non dimenticate, la libertà si assapora di più quando la si gusta con responsabilità e a piccole dosi». —

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