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Liberazione/ «A 15 anni la mia scelta di sostenere la Resistenza con aiuti e sabotaggi»

Il 91enne Adelmo Bastoni da Castelfranco ricorda la decisione  «Ascoltavo i discorsi in braccio a papà poi mi sono dato all’azione» 

MODENA «Quando giravo con il tricolore al braccio tutti volevano un pezzo della fascia». Sorride Adelmo Bastoni nel ricordare il 22 aprile 1945. Era una domenica e Bastoni poteva sfilare tra le strade di Modena liberata da partigiano 15enne. «La Liberazione non si svolge in pochi giorni – ricorda nella casa di Castelfranco – Nella stalla di casa mia c’era una discussione al mese. Già nel 1936 ero curioso e ascoltavo i discorsi in braccio a mio padre. Sapevo chi erano Franco e Stalin. Avevo amici di due-tre anni più grandi di me. Stavamo tutti in via Canola. In fondo c’era la base del comando, così abbiamo fatto la squadra».

Il giovane Adelmo ripudia l’ideologia fascista della scuola e abbraccia la Resistenza. Giovedì 9 settembre 1943 bussano alla porta della famiglia Bastoni quattro Alpini. Chiedono abiti civili e viveri: ripudiano il fascismo dopo l’armistizio di Cassibile. Nel gennaio 1944 la casa è una base di aiuto dei partigiani e tre mesi dopo nasce la squadra partigiana di Bastoni (allora 14enne) che afferisce alla brigata Sap Walter Tabacchi.


«Si svolgevano azioni di sostegno – aggiunge il partigiano – come cambiare direzioni ai cartelli, seminare chiodi, fare sabotaggi. Preparavamo solidarietà ai partigiani della montagna».

A fine luglio il rifugio è completo. «C’era una grande adesione – assicura – Il 30% delle case era una base partigiana».

Mercoledì 16 agosto 1944 la squadra partecipa a un assalto congiunto a un treno carico di armi, bloccato tra Castelfranco e Modena. Nel settembre 1944 si forma il Comitato di Liberazione Nazionale di Castelfranco. Il proclama Alexander blocca l’avanzata alleata sulla Linea Gotica dal novembre 1944 al marzo 1945. I partigiani subiscono repressioni nazifasciste, tra le vittime Gabriella Degli Esposti.

Sabato 21 aprile 1945 la libertà ha il sapore del prosciutto negli uffici della vedova Bini. «Verso le 21 arriva l’ingegner Mario Bini – rivive il partigiano – con due piatti di prosciutti e due cestini di pane». Il gruppo parte per le incursioni notturne, il 15enne resta di guardia prima dell’arrivo di un prigioniero. «Avevo come arma una rivoltella – descrive – Ogni tanto la manovravo e aveva paura che scappasse un colpo. E infine la battaglia di Modena che era tutta concentrata sull’Accademia. Il giorno dopo siamo andati a prendere con un camioncino alcuni partigiani finiti a Maranello: li abbiamo caricati e portati a Soliera, Rovereto, Novi. Infine abbiamo dormito sulla paglia in una scuola a Modena. L’indomani, sono andato in un camioncino con un amico a fare una perlustrazione perché sui tetti c’era ancora qualche fascista». —

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