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Modena, «Ciclabili, per adeguarsi serve tempo In centro le auto avranno meno spazio»

L’assessore Filippi sui problemi emersi con le piste d’emergenza in via Emilia ovest e via Morane «Il Piano 2020 ne prevede altre in città, ma prima analizzeremo gli effetti di quelle già realizzate»

MODENA. Come tutte le rivoluzioni, per entrare a regime avrà bisogno di un po’ di tempo. Lo sanno bene i ciclisti che ogni giorno percorrono la corsia sulla via Emilia ovest, che in teoria è riservata a loro, ma che nei fatti viene costantemente “invasa” dalle auto. È la rivoluzione delle piste ciclabili d’emergenza, previste dal Decreto rilancio di un anno fa e portate a Modena dall’assessore alla Mobilità sostenibile Alessandra Filippi, che crede molto nelle potenzialità di uno strumento che in via Emilia ovest e via Morane sta creando qualche problema di convivenza tra ciclisti e auto.

Assessore Filippi, si aspettava i problemi causati dalle ciclabili su carreggiata?


«A Modena prima della mobilità d’emergenza non erano ancora state realizzate vere e proprie corsie ciclabili su carreggiata, percorsi invece già adottati in diverse città italiane ed europee, alcune delle quali considerate all’avanguardia dal punto di vista della mobilità dolce, come ad esempio Milano, Torino e Berlino. Con la mobilità d’emergenza, inoltre, in città sono stati introdotti alcuni nuovi strumenti solo di recente inseriti nel Codice della strada. Perché queste novità arrivino a essere di uso comune e di immediata comprensione da parte di ciclisti e automobilisti è sicuramente necessario un periodo di “adeguamento”. In via Emilia ovest poi, dove i lavori sono in via di conclusione, di fatto è stata ridotta la carreggiata stradale e, come in tutti gli interventi di questo genere, c’è un tempo fisiologico di riadeguamento dei flussi. Questa sistemazione rientra in una precisa scelta strategica di ridurre, a ridosso del centro storico, lo spazio destinato ai veicoli a motore a favore della mobilità sostenibile».

Quali sono le novità comparse in città e qual è il loro corretto utilizzo?

«In diversi tratti di strada Morane, per esempio, sono state realizzate corsie ciclabili delimitate da striscia bianca discontinua. Si tratta di corsie in cui la normativa consente per brevi tratti l’utilizzo promiscuo tra automobili e biciclette, perché in quel punto la larghezza della carreggiata non consente la realizzazione di una corsia riservata esclusivamente alle biciclette. Diverso, invece, il caso in cui la striscia tratteggiata è gialla, come in via Emilia ovest: qui la corsia ciclabile è riservata esclusivamente alle biciclette e non può essere “calpestata” dalle auto. Può però essere attraversata per entrare in un passo carraio o per accedere a un parcheggio a lato carreggiata. Un’ulteriore novità inserita con la mobilità d’emergenza, sia in via Emilia ovest sia in strada Morane e in via Grimelli, è quella delle case avanzate per ciclisti negli incroci semaforizzati, cioè aree di attesa dei tempi semaforici più avanzate per le biciclette rispetto agli altri mezzi. Nelle vie Tagliazucchi-Grimelli, infine, è stata creata una corsia preferenziale Tpl-bici. Ricordo, infine, che tutte le corsie ciclabili su carreggiata sono monodirezionali e vanno percorse nello stesso senso di marcia delle auto. Sulle novità è stato fatto uno specifico approfondimento informativo nel periodico comunale diffuso in tutte le case e consultabile anche online».

In via Emilia c’è anche il problema dei parcheggi a pettine, con le auto in manovra che rappresentano un pericolo per i ciclisti...

« Su via Emilia ovest è stata realizzata una corsia ciclabile riservata monodirezionale su carreggiata in uscita dalla città (percorso delimitato da linea gialla). L’ampiezza della strada, in questo tratto, ha consentito di optare per questa soluzione. A margine della strada sono presenti dei parcheggi a pettine, quindi le auto sono autorizzate ad attraversare la corsia ciclabile, laddove è tratteggiata, per parcheggiare. Tra i posti auto e la corsia riservata è comunque presente una zona franca di oltre un metro e mezzo, spazio sufficiente a consentire ai mezzi in sosta di retrocedere in sicurezza e controllare se stanno sopraggiungendo ciclisti».

In futuro realizzerete altre ciclabili d’emergenza?

«Nel Piano mobilità d’emergenza 2020 sono stati individuati altri tratti stradali su cui realizzare ciclabili “leggere” ed è stato fatto un primo studio di fattibilità. Prima di procedere con altre analizzeremo gli effetti di quelle già realizzate, dove sono ricomprese un po’ tutte le tipologie. E per qualsiasi intervento futuro andrà comunque fatta una attenta valutazione del contesto: la riprogettazione dello spazio pubblico deve tenere conto delle caratteristiche fisiche e della gerarchizzazione delle priorità. Gli interventi realizzati sono stati finanziati per un 70% dalla Regione, e ulteriori 911mila euro sono stati assegnati a Modena per la mobilità dolce dal ministero. Non è escluso che anche una parte di queste risorse possa essere utilizzata per la rete di mobilità d’emergenza: in tutti modi consentiranno di implementare e migliorare la rete ciclabile cittadina. Ricordo, tra l’altro, che sono attualmente in corso di realizzazione diversi tratti ciclabili “ non d’emergenza”» . —

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