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Mirandola, in piazza si canta “Bella Ciao” il sindaco si toglie la fascia e se ne va

L’Anpi: «La città è stata umiliata, offesa e mutilata». Greco: «Le celebrazioni erano finite e quello era un assembramento»

MIRANDOLA. «Una città umiliata, offesa e mutilata». Non usa mezzi termini l’Anpi di Mirandola per descrivere la città dopo il “caso 25 aprile”, che si è verificato ieri mattina durante le celebrazioni, che ha acceso polemiche infuocate.

Ma andiamo per ordine: ieri mattina in piazza Costituente il sindaco di Mirandola Alberto Greco partecipa alla cerimonia del 25 aprile: la scaletta della scuola di musica Andreoli è composta da tre pezzi, ma non include “Bella ciao”. Al termine della celebrazione un coro spontaneo la intona. Il sindaco si sposta dal luogo delle celebrazioni, avendo intenso che la cerimonia ufficiale era finita, e si toglie la fascia tricolore.


L’Anpi nei giorni scorsi, aveva dichiarato che avrebbe cantato “Bella ciao”, “rispettando le norme anti-Covid. E aveva rivolto critiche pesanti all’amministrazione, parlando di «lettere che sono state tolte e mai rimesse le lettere ai nostri monumenti cittadini alla resistenza» e «non tutti i partigiani hanno ricevuto un fiore dall'amministrazione». Oltre al fatto che l’Anpi non è stata invitata alla cerimonia.

L’associazione partigiani parla di “fascismo”, che “è violenza in tutte le sue forme: fisica, psicologica, intellettuale. Fascismo è impedire l’accesso alla cultura, privare della libertà d'espressione, censurare ciò che non piace, negare la memoria della Liberazione. Fascismo – conclude l’Anpi – è non poter ascoltare Bella Ciao e qualsiasi altro canto partigiano durante le celebrazioni del 25 aprile».

Il primo cittadino Greco rivendica la correttezza del suo comportamento e ricostruisce l’accaduto. «Eravamo in piazza Costituente, sotto al municipio c’è il cantiere con una recinzione rivestita di film bianco: a quella è agganciata la corona d’alloro della celebrazione». Greco era a destra, sulla sinistra c’era l’assessora Antonella Canossa e due agenti della Polizia locale in alta uniforme col gonfalone del Comune. «Alla mia sinistra otto persone hanno suonato l’Inno di Mameli, Il Silenzio e il Riposo – continua Greco – Dall’altra parte, di fronte a me, a circa una quindicina di metri dallo spazio che ci siamo tenuti come autorità celebranti, c’erano bandiere rosse, mascherine rosse, fazzolettini rossi. Intorno, altre persone che avevano le mascherine azzurre chirurgiche che giravano all’esterno. Nel frattempo, io ho parlato, senza microfono, peraltro, perché un problema non era stata ricaricata la batteria. Dovevamo organizzare una cosa molto misurata, su indicazioni specifiche della Prefettura, per evitare la formazione di assembramenti. Poi, quando il direttore d’orchestra mi ha fatto cenno che eravamo alla fine, i musicisti hanno iniziato a mettere via gli strumenti e anche la Polizia locale stava andando via, hanno iniziato a cantare Bella ciao – prosegue il sindaco – Hanno eseguito il ritornello due o tre volte, mi sono avviato vicino al portico e nel frattempo sul percorso mi sono tolto la fascia. Tutto qui. La cantilena “Bella ciao” che si ripete in continuazione e può andare avanti per ore l’avevano già eseguita tre o quattro volte. Ma questo è il pubblico, che non ci doveva neanche essere. Quello è stato un assembramento bello e buono. Non c’erano forze dell’ordine perché erano impegnati dalla notte precedente con problemi in piazza nelle altre città o per le vaccinazioni. Tra l’altro io mi sono avvicinato alla sede del Pd: la mia compagna con il cagnolino era lì e mi sono fermato anche a parlare con il vicepresidente locale del Pd. Io non volevo mancare di rispetto a Bella ciao, che cantino quello che vogliono, ma si sono defilati un bel po’ dalle norme anti-Covid».

Il sindaco ha chiesto di mettere in scaletta “Bella ciao”? «No – risponde – perché può creare divisione, poi la scaletta musicale non l’ho scelta io. C’è un processo in corso perché hanno cantato “Bella ciao”. Qui si è verificata la stessa cosa: che dovevo fare io? Il programma della manifestazione, ripeto, era finito». —