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Mirandola. Il caso “Bella Ciao”, Fassino scrive al sindaco «Una manifestazione di insensibilità»

Mirandola. Le reazioni dopo che Greco si è tolto la fascia tricolore  e se ne è andato quando iniziavano a risuonare le note di "Bella Ciao"

MIRANDOLA. «Illustre sindaco, mi permetta di dirle con grande franchezza che lei ha sbagliato. Liberarsi frettolosamente della fascia tricolore e allontanarsi mentre ancora i partecipanti alla celebrazione del 25 aprile intonavano Bella Ciao è stata manifestazione di insensibilità che a chi ricopre un incarico istituzionale non è concessa».



Il presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera, Piero Fassino, interviene nel vivacissimo dibattito che si è scatenato quando il sindaco di MIrandola Alberto Greco, domenica mattina, si è allontanato dal coro spontaneo che stava intonando “Bella ciao”, canto che non era stato inserito nella scaletta ufficiale, per poi togliersi la fascia tricolore. «Quella fascia non è un inutile orpello – prosegue Fassino – ma il Tricolore della Repubblica nata dalla Resistenza. E “Bella ciao” non è un inno di parte, ma il canto in cui si riconoscono milioni di donne e di uomini. Ascolti le strofe di quel canto e si renderà conto che nelle sue parole ci sono i valori di libertà, di uguaglianza, di rispetto della dignità umana per la cui affermazione hanno combattuto e sono caduti migliaia di giovani. Al loro sacrificio si deve gratitudine, rispetto, onore. Perché nessuno deve dimenticare che se da 76 anni l’Italia è una nazione democratica lo si deve a chi non ha esitato a mettere in gioco la propria vita per una società libera da ogni forma di sopraffazione e di violenza. E ricordarlo oggi è tanto più necessario di fronte ai ricorrenti tentativi di revisione storiografica, di pulsioni nostalgiche, di svilimento di quel che giustamente è stato definito il “secondo Risorgimento” italiano».

Fassino lancia un’esortazione, infine, a Greco: «Mi auguro che l’incidente di domenica la induca a riflettere, ricordando sempre che chi ricopre un incarico pubblico, non può essere rappresentante di parte, ma ha il dovere di rappresentare una comunità intera, rispettandone la storia, i valori, i sentimenti».

Il “caso Bella ciao” continua a suscitare polemiche anche su scala locale. Il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, si dice sconcertato e scrive una lettera aperta al collega mirandolese: «Lei è stato eletto e non nominato dal Governo come accadeva con i podestà. Questo è stato possibile grazie al sacrificio di uomini e donne che hanno pagato con la vita la loro lotta per la libertà del Paese. In secondo luogo, il mio disagio è dovuto al fatto che lei se ne sia andato durante il canto spontaneo della piazza, quella “Bella ciao” che riassume in modo semplice i valori e i sacrifici che i partigiani fecero, inno della Resistenza e che non a caso è stata suonata durante le celebrazioni ufficiali alla presenza delle più alte cariche dello Stato».

La Sinistra Civica per Mirandola dice che «il sindaco e la sua amministrazione hanno toccato il fondo. In piazza non hanno portato nemmeno il microfono. E poi la grande assente: non l’Anpi che nonostante non fosse stata invitata alla cerimonia istituzionale ha comunque presenziato con una piccola delegazione, rispettosa delle distanze, ma “Bella ciao” ».

Anche Giorgio Siena parla di «sfregio del 25 aprile» e di «celebrazione imbarazzante», «un atto privo di intelligenza, certo non degno di chi ama citare la “fenice degli ingegni”, e l’atto di voltare le spalle e togliersi la fascia (involontario o voluto che sia) è la confessione di chi sente di trovarsi nel posto sbagliato». —