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Vignola, «calci all’addome e poi alla schiena: a salvarmi altri giovani senza biglietto»

Il capotreno aggredito da tre ragazzi che volevano viaggiare non pagando: «Da due anni situazione peggiorata» 

Ancora alle prese con alcuni consulti medici, in particolare per il piede malconcio, e soprattutto in attesa di tornare al lavoro. Al lavoro sui “suoi” treni «perché a casa mi sto rompendo le scatole». Chi parla è il capotreno, dipendente di Trenitalia Tper, aggredito da tre giovani alla stazione di Vignola. Un gruppetto di ragazzi, dai 16 ai 18 anni, che è già stato rintracciato e denunciato dalla Polfer. A scatenare la violenza l’invito a pagare il biglietto rivolto dal capotreno a uno di questi. La storia, che fortunatamente non ha portato a conseguenze irreparabili, non è certo delle migliori, ma presenta anche un risvolto per quanto possibile positivo.

Iniziamo dai fatti: «Prima della partenza del treno mi sono adoperato nel “giretto” di routine sulle varie carrozze. Un’operazione di controllo che è diventata ancora più importante in questo periodo di Covid. Nulla di particolare: si cerca di capire chi ha il biglietto oppure no e si verifica anche che vengano rispettate le distanze di sicurezza oltre all’uso corretto della mascherina». Lì l’incontro con il ragazzo: «Che ho tranquillamente invitato a scendere per fare il biglietto che non aveva. Sono volate alcune parole da parte sua nei miei confronti, ma non ci ho fatto caso. Faccio questo mestiere da dieci anni e ormai ho capito come ci si comporta. Il ragazzo, giovane, ha lasciato il treno anche perché io avevo contattato i carabinieri. Sembrava tutto normale». Sembrava... «Già, perché pochi minuti dopo sono tornati in tre e mi hanno aggredito. Ero sulla porta della carrozza quando uno di questi mi ha colpito all’addome con un calcio. Gli atri sono arrivati dall’interno del treno, dal corridoio centrale, e mi hanno picchiato alle spalle. A quel punto non ho ben capito da dove arrivassero i calci e i pugni. Cercavo solo di difendermi. Ho sentito una forte botta al piede, non so se un calcio o un pestone». Minuti di altissima tensione interrotti dall’intervento di altre due persone: «Sì, due ragazzi stranieri. Pensate che anche a loro avevo chiesto di scendere perché sprovvisti di biglietto. Proprio come era accaduto per chi mi stava aggredendo. Urlavano, dicevano con forza: “Non si tocca il capotreno”. Mi piacerebbe rivederli per dire loro il mio “grazie”». Finita? Manco per sogno. Il treno parte, il dipendente Trenitalia Tper avverte i carabinieri e viene contattato dalla Polfer. In stazione a Bologna riceve le cure del caso e sul treno, di ritorno a Vignola per un’altra corsa, sale un collega che lo sostituisce: «Lo stesso che, arrivato proprio a Vignola, ritrova in attesa quei ragazzi. Questa volta, però, in otto con un cane. Forse mi aspettavano». Da qui l’appello: «In quella stazione la situazione è peggiorata negli ultimi due anni. Parlo anche a nome delle colleghe e dei colleghi quando dico che servirebbe intensificare i controlli. Colgo l’occasione per ringraziare l’azienda, Trenitalia Tper, che mi è stata vicina e che mi supporta anche in questi giorni lontano dal lavoro. Per quanto mi riguarda non vedo l’ora di risalire sui “miei” treni». —


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