Carpi, Lara Lugli: «Coni, tanta solidarietà ma solo a parole»

La pallavolista carpigiana attacca i dirigenti dello sport: «Altre atlete hanno vissuto la mia stessa condizione»

CARPI. «Perché le istituzioni adibite a vigilare e regolamentare lo sport si sono dimostrate così stupite dal mio caso? Ma come ci sono finite lì? Cosa stanno facendo e quanto ci vorrà per un cambiamento di rotta? E, ancora, perché non siete intervenuti anni luce prima che accadessero i fatti in cui sono stata coinvolta?»

Queste alcune delle riflessioni sotto forma di domanda che la pallavolista Lara Lugli ha esposto, al salone d’onore del Coni, durante la presentazione del programma per la candidatura di Antonella Bellutti alla presidenza.


Il caso di Lara ha travalicato i confini nazionali scatenando un’indignazione su scala planetaria.

La ragione è presto spiegata visto che lei stessa ha fonito la spiegazione.

In poche parole si può dire che il suo contratto con il Volley Pordenone, per cui giocava come atleta di prima grandezza, si è interrotto perché la giocatrice era in stato di gravidanza.

In altre parole la società sportiva ha deciso di rescindere il contratto e la pallavolista è rimasta a casa.

Due anni dopo, in seguito all’ingiunzione della giocatrice per ottenere l’ultima mensilità cui aveva diritto, è stata citata per danni dalla società stessa. E da quando la sua storia è diventata pubblica si è squarciata la cortina di silenzio sulle mancate tutele cui devono fare fronte le sportive che intendano avere figli.

Di qui si è acceso un vasto dibattito.

Un j’accuse accorato alle istituzioni, il suo. «Mi hanno fatto telefonate di facciata – continua Lara - Perché mi esprimono solidarietà visto che loro fanno le regole? Chi conosce lo sport non può dirsi stupito. La solidarietà me l’aspetto dagli amici. Da chi ha il compito di decidere mi sarei aspettata delle scuse, rivolte a tutte le “Lara Lugli”, che sono tante e lo so perché mi hanno scritto. Oggi che parlo dall’Olimpo dello sport italiano vorrei scuotere le poltrone assieme a coloro che ci sono così saldamente seduti sopra».

Lara Lugli, poi, chiarisce che Antonella Bellutti non ha finto stupore, ma le ha confermato queste discriminazioni e il fatto che da tempo si batte contro di esse. «Gli sportivi seguono principi semplici di etica e quando vengono calpestati scatta qualcosa – continua la giocatrice – Ci battiamo perché le belle parole diventino fatti. Lo sport non è un gioco di potere. È per antonomasia espressione di sani principi. La storia insegna che tutti i grandi cambiamenti nascono da una scintilla. Bisogna alimentarla fino a incendiare gli orrendi compromessi come quello che impedisce a noi donne di seguire la nostra passione e scegliere al contempo di diventare madri».

Un attacco diretto a «una situazione da Medio Evo», com’è stata a più riprese definita, per la pallavolista che attualmente gioca nel Soliera Volley 150: «È una società dove sto bene».

Lara, pur continuando a tenere viva la passione per la pallavolo, lavora alla “Cooperativa Insieme”, che si occupa di assicurazioni, energia e welfare.

Ora bisognerà vedere come reagiranno le autorità del Coni che sono state chiamate in causa dalla nostra pallavolista per il loro mancato intervento nel difendere la maternità delle donne che fanno agonismo. —