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Modena, scuola, i doppi turni sono un incubo: «Erano meglio le lezioni da casa...»

Impossibile incastrare gli orari con i bus. Studenti costretti a stare fuori casa anche 13 ore. Addio allo studio e allo sport

MODENA. «Abito a Campazzo, mi sveglio alle 5 e torno a casa alle 18», racconta Tresla che frequenta la 2F del Cattaneo Deledda di Modena e aggiunge: «I mezzi di trasporto non si sono adeguati ai nuovi orari dei turni scolastici e se la mattina devo aspettare fuori da scuola per un’ora e mezza, di pomeriggio devo rimanere ad attendere l’autobus fino alle quattro per poi arrivare a un incrocio, fuori dal mio paese dove non passano più mezzi nel pomeriggio e sono così costretta a farmi quasi tre quarti d’ora di camminata a piedi per tornare a casa».

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Ma la situazione non è tanto più rosea nemmeno per i ragazzi che vivono più vicino a Modena: c’è poca organizzazione, disagi, con alcune linee intasate e la mancanza di mezzi adeguati ai nuovi orari.

«Vivo a Montale ho la corriera alle 8,30 arrivo a Modena alle 9 e fino alle 10 sto fuori da scuola da solo», fa notare Leonardo Bonaccini che frequenta l'ultimo anno di Barozzi. «Sono di Corlo, sono uscita alle 15 e devo aspettare la corriera fino alle 16,30», aggiunge Giorgia che frequenta il Venturi.

«Io sono di Nononantola e fino alle 16,20 non ho mezzi per rincasare e non ho ancora pranzato», dice Alessandra così come Luca che è di Soliera e ci racconta che non sarà a casa fino alle 17,30. Insomma il rientro al 70% per i ragazzi è un incubo. «Prima non vedevo l’ora di tornare a scuola ma ora rimpiango la Dad», spiega Marta Di Francesco, all’ultimo anno del Barozzi. «Sto rientrando a scuola alle 15 per un laboratorio di recupero di ciò che non siamo riusciti a fare durante il periodo di didattica a distanza. Oggi sono entrata a scuola alle 8, sono uscita alle 13 perché ho fatto il primo turno poi ho avuto due ore per starmene in giro a non fare nulla per poi rientrare alle 15. Questo è tutto tempo sprecato e tolto allo studio. Visto il numero altissimo di professori e di classi in quarantena per noi maturandi era meglio rimanere a distanza e rientrare direttamente a giugno per essere certi di sostenere l’esame in presenza, così facendo ho paura che venga compromesso anche quello».

Ci sono anche difficoltà nell’organizzazione delle aule perché di fatto gli spazi sono sempre gli stessi: il ritorno al 70% non consiste nella suddivisione della classe tra chi frequenta e chi resta a casa, ma semplicemente ha voluto dire scaglionare gli orari di entrata ed uscita per cercare di evitare più possibile gli assembramenti sui mezzi di trasporto.

«In più abbiamo dovuto dire addio allo sport pomeridiano - conclude arrabbiato Dennis - io avevo l’allenamento di calcio alle 16, ma arriverò a casa alle 17, sono di Spilamberto e dovrò studiare. Come me tutta la maggior parte dei miei compagni rinuncerà alle attività sportive in quest’ultimo mese di scuola. È giusto?». —

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