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Soliera. Arresto a scuola di un insegnante per corruzione di minore, scoppia la polemica

Gli avvocati della Camera Penale contro le modalità del fermo: «Un atto di gravità inaudita, quello spettacolo andava evitato»

SOLIERA. Sono sotto choc i genitori della scuola dove insegna il professore arrestato giovedì mattina, poco prima dell’inizio delle lezioni.

L’accusa mossa nei confronti dell’insegnante, sospeso dal servizio e ora ai domiciliari, è gravissima: corruzione di minore, ai sensi dell’articolo 609 quinquies del codice penale. Reato che si configura quando si compiono “atti sessuali in presenza di persona minore di 14 anni, al fine di farla assistere”, punibile con la reclusione da uno a cinque anni.



L’associazione genitori della scuola in una nota si dice “fiduciosa che la magistratura porterà avanti le indagini nel migliore dei modi. Ci auguriamo che si concluda tutto velocemente e siamo vicini alle famiglie coinvolte”.

La vicenda è ancora tutta da chiarire, ma sembrerebbe che la mamma di uno studente abbia trovato chat sospette sul cellulare del figlio. Il docente, difeso dall’avvocatessa Barbara Righini, era stato, alcuni anni fa, al centro di segnalazioni arrivate all’ufficio del dirigente scolastico provinciale.

La notizia ha fatto rapidamente il giro anche delle parrocchie: in una di queste l’insegnante era molto attivo. La diocesi tiene a specificare, al riguardo, che l’attenzione sul problema dei minori è altissima. E tiene a far sapere che da poco ha avuto luogo un’iniziativa proprio sul tema della prevenzione e tutela dei minori. Ci sarà, inoltre, un nuovo incontro a fine maggio dedicato agli educatori dei centri estivi. Dalla diocesi, inoltre, fanno sapere di non essere stati interpellati nell’ambito dell’indagine.

Scoppia la bufera, nel frattempo, sulle modalità del fermo del professore. Il consiglio direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux esprime «preoccupazione per le eclatanti e improvvide modalità con le quali si è proceduto al fermo».

«Non è, ovviamente, nostra intenzione occuparci del merito della vicenda, che non è a noi nota e sulla quale il procedimento penale avrà il proprio corso con gli strumenti di accertamento e nel rispetto del diritto di difesa – prosegue la Camera Penale – La vicenda è tuttavia di una inaudita gravità, poiché tratta un presunto innocente come colpevole, esponendolo ad una degradazione e umiliazione della propria dignità personale senza alcuna esigenza cautelare o investigativa: non risulta che il professore sia stato ammanettato davanti a così tante persone sul proprio luogo di lavoro in flagranza di reato, né che quell’atto non potesse essere compiuto in maniera riservata e presso il suo domicilio. Non v’era dunque, evidentemente, alcuna ragione che giustificasse un intervento “spettacolare” e al di fuori di qualsiasi regola di buon senso prima ancora che di diritto».

«Ci chiediamo con preoccupazione – conclude la Camera Penale – chi abbia deciso di procedere all’esecuzione del provvedimento cautelare con modalità tanto inutilmente gravi e da sanzionare». —