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Modena. Giovanardi scende in piazza contro il Ddl Zan: «Liberticida e ideologico»

Il disegno di legge Zan contro discriminazioni per orientamento sessuale / 1 

«Il ddl Zan è discriminatorio, liberticida, ideologico». L’ex senatore Carlo Giovanardi tuona in piazza Grande. Il politico modenese arringa una dozzina di esponenti di Cambiamo, Idea e Popolo della famiglia (Pdf) per contestare il disegno di legge contro l’omotransfobia, calendarizzato in Senato. «Non posso essere costretto a pensare che sia giusto che i bambini siano comprati all’estero con 100-200mila euro - sbotta Giovanardi - portati via alle madri e dati agli uomini che li hanno comprati». Nel testo a prima firma Alessandro Zan (deputato del Pd) non si fa esplicito riferimento all’utero in affitto, contestato dagli esponenti del centrodestra. I manifestanti ne identificano però le basi nell’articolo 2 del ddl, con cui si intende modificare il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (articolo 604 del codice penale).

L’aggiunta della dicitura «oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità» finisce nel mirino dei manifestanti come l’articolo 7 sulla Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. «Si confonde l’identità sessuale degli adolescenti - asserisce Elisa Rossini, consigliere comunale FdI-Pdf - in un momento in cui si stanno formando e stanno cercando la loro identità». Rossini critica il fatto che con il ddl Zan «la genitorialità diventa per tutti».


Per Grazia Ruini (coordinatrice regionale del Popolo della Famiglia) il ddl Zan può rivelarsi un boomerang. «Si pensa di poter togliere una discriminazione - confuta Ruini - quando s’introduce un reato di pensiero che alla fine farà male a tutti».

Non tutti la pensano come loro. La dozzina con il cartello “Giù le mani dai bambini” è osservata a distanza da gruppi di giovani più o meno disaccordi. «Se una donna può essere libera di amare un’altra donna o un uomo un altro uomo non significa togliere agli eterosessuali il diritto di amare - osserva Chiara Morselli - Non capisco perché non dobbiamo essere democratici anche nei diritti universali». —

G.F.

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