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Modena, aria pessima nonostante le restrizioni: il fallimento della manovra antismog

Nessun miglioramento dall’estensione delle categorie Euro e dalla zona rossa. Anzi, si peggiora in via Giardini e a Sassuolo

MODENA. Con il fatidico 30 aprile è stata archiviata la manovra antismog 2020/2021, ed è tempo di bilanci sui risultati ottenuti con questa azione, da sempre molto discussa.

Ci si potevano aspettare dei dati nettamente positivi quest’anno per la somma di due fattori, uno di merito e l’altro, si spera, irripetibile. Il primo è la stretta sulla manovra stessa, che ha visto in questi sette mesi parecchi giorni di estensione dello stop anche per i diesel Euro 4 e i benzina Euro 2. Il secondo è l’emergenza Covid.


I DATI IN CITTà

E invece le cose non sono andate affatto meglio dell’anno scorso, anzi guardando i report Arpae ci sono anche aree dove la situazione è sensibilmente peggiorata. Il limite di 35 giorni di superamento del livello giornaliero di Pm10, fissato a 50 microgrammi al metro cubo, dal 1° ottobre al 30 aprile è stato oltrepassato in tutte le centraline di pianura, a partire da Modena (noi abbiamo analizzato la durata della manovra da ottobre ad aprile per valutare gli effetti delle stesse decisioni; la legge misura invece 35 sforamenti nell’anno solare dove insistono però due diverse manovre antismog, una da gennaio ad aprile e una da ottobre a dicembre, ma la sostanza non cambia).

In via Giardini in particolare ci sono stati 68 giorni di sforamento. Cioè qui il limite è stato praticamente doppiato, peggiorando i 64 giorni fuorilegge dell’anno scorso. Sale solo leggermente invece il dato di via Tagliati: da 41 sforamenti a 42. Stabile, nella sua gravità, la situazione in via Albareto, sempre con 49 giorni oltre. Unico piccolo miglioramento al Parco Ferrari, dove si è scesi da 51 giorni a 49.

in provincia

Non va meglio in provincia, dove spicca il dato di Sassuolo: l’anno scorso la centralina all’Edilcarani era l’unica che rimaneva sotto la soglia d’allarme, con soli 28 sforamenti. Quest’anno sono diventati 37, con un secco +9. Stabile invece il quadro a Fiorano: erano e sono rimasti 48 i giorni oltre il limite.

Numeri sempre preoccupanti ma in leggero miglioramento invece tra Carpi e Bassa. Nella città dei Pio i 52 giorni fuorilegge registrati l’anno scorso (sempre s’intende nel periodo dal 1° ottobre al 30 aprile) dalla centralina di via Remesina sono calati a 48. E a Mirandola l’apparecchio di Gavello che chiudeva l’anno scorso l’epoca della manovra con 44 sforamenti stavolta li riduce a 41. Dunque anche fuori dal capoluogo ci sono ben pochi motivi di soddisfazione sull’aria che si è respirato negli ultimi sette mesi. Pensare che in Piemonte la manovra antismog si è chiusa senza mai superare il tetto dei 35 giorni in nessuna delle centraline presenti sul territorio regionale. Tantomeno a Torino, dove a Rebaudengo si è passati da 48 giorni sopra a 34, e al Lingotto da 42 a 27.

È vero che vanno tenute in considerazioni anche le condizioni climatiche differenti da regione a regione, e l’esposizione alle correnti. Ma mai come quest’anno viene da interrogarsi sull’efficacia stessa della manovra antismog. Ha un impatto notevole sulla vita e le abitudini, ma comporta davvero benefici? Quanto incide davvero il traffico veicolare sulla concentrazione delle polveri? Non ci sono fonti di emissione maggiori su cui occorrerebbe intervenire, e ormai con una certa urgenza? Le domande sorgono spontanee, considerando che davvero un questo autunno-inverno sulla carta c’erano tutte le condizioni per aspettarsi risultati migliori: ci ricordiamo tutti le settimane di strade semideserte per le restrizioni, e anche l’estensione delle categorie Euro un po’ doveva contare nell’impatto sui dati. Invece situazione pandemica e stretta veicolare sembrano non avere contato per niente, all’interno di scenari che o sono rimasti statici o sono finiti addirittura in peggioramento. Bisognerà senz’altro rifletterci.—

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