Modena. Raid vandalico negli istituti pubblici, azione di un solitario

La Digos ha chiuso le indagini: l’autore dei danneggiamenti in tre luoghi simbolo è un uomo affetto da problemi psichici

Nessun intento estremistico, ma solo gesto fine a se stesso. Dopo i sospetti, adesso c’è la certezza investigativa dietro il raid incendiario che ha segnato la notte tra giovedì e venerdì in città: a compierlo è stato un uomo con problemi psichici già identificato dalla Digos, che oggi procederà alla trasmissione dell’informativa in Procura, e quindi alla formalizzazione della denuncia a suo carico.

Non ci sono dunque chissà quali ragioni e intenti di fronte all’azione seriale che ha preso di mira tre obiettivi in città dalla forte valenza anche simbolica. In un primo momento si era temuto che ci fossero dietro rivendicazioni di natura estremistica legate al contesto di crisi economica dovuto alla pandemia. Ed era una prospettiva abbastanza inquietante, sia per l’oggi che per l’avvenire. Poi già dalle prime ore si era fatta strada una pista scevra da qualsiasi riflessione premeditata, che motivava l’atto solo come impeto connesso a un malessere personale. E adesso sono arrivate le conferme in tal senso, con il completamento del quadro probatorio raccolto in sinergia con la polizia Scientifica, che ha effettuato i rilievi sui luoghi di reato. I gesti restano immutati nella loro gravità, ma ovviamente c’è tutto un altro riscontro sociale nel vederli ricondotti a un caso patologico.


Tre i luoghi colpiti dall’assalto seriale. Innanzitutto la sede della Circoscrizione 1 in piazzale Redecocca, dove hanno sede i Servizi sociali del Polo 1. Qui il vandalo si è accanito contro la corona d’alloro posta nella ricorrenza della Liberazione, sganciandola dal chiodo a cui era appesa e ponendola davanti all’ingresso dei servizi sociali, dove le ha dato fuoco dopo avervi rovesciato sopra del liquido infiammabile.

Le fiamme hanno annerito il porticato, ma grazie al rapido intervento dei vigili del fuoco si è evitato il peggio. Resta però lo sfregio alla memoria: la corona era stata posta in omaggio alla lapide che ricorda il maestro Giovanni Battista Ceccherelli, insegnante di Costrignano ucciso dai nazisti nell’eccidio di Monchio del 18 marzo 1944. L’uomo si è poi spostato alla sede dell’Inps di viale Reiter, usando anche qui benzina per dare fuoco a uno dei portoni d’ingresso.

Il terzo bersaglio è stata la sede dell’Anagrafe di via Santi: in questo caso non ha appiccato il fuoco ma ha spaccato una vetrina degli uffici al piano terra.

Tutti e tre edifici pubblici dunque, e presi di mira alla vigilia della festa del 1° Maggio provocando danni pesanti sia dal punto di vista economico che morale. Per questo c’era il timore di un’azione messa a segno con una regia particolare, magari per creare disordine sociale in un momento particolarmente sensibile. Le evidenze raccolte raccontano invece un’altra storia, di disagio personale, sempre grave ma più tranquillizzante in prospettiva. —

D.M.

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