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Polinago. In Etiopia spunta l’ambulanza donata dall’Avap trent’anni fa

Incredibile ma vero: il vecchio Ducato acquistato nel 1990 è ancora in servizio Tomei: «Un’emozione rivederlo, e una riflessione sugli squilibri del mondo»

Daniele Montanari

Polinago. Guarda dove ti ritrovi l’ambulanza donata 30 anni fa: nel cuore dell’Africa, non certo in pensione ma ancora perfettamente operativa, ancor di più in un momento di emergenza umanitaria come questo.


Sembra incredibile leggere “Avap Polinago” su un mezzo di stanza in Etiopia e impegnato a trasportare gli aiuti inviati dalla Croce Rossa. E invece è tutto vero, verissimo. È proprio di Polinago il Ducato finito per alcuni istanti nel video con cui la Cri italiana ha documentato l’arrivo a Macallè degli aiuti umanitari (otto tonnellate di farmaci) inviati per supportare la consorella Cri etiope impegnata in prima linea nelle zone del conflitto in Tigray. Un carico da oltre otto tonnellate tra medicinali, attrezzature mediche e sanitarie per supportare il sistema sanitario locale e la popolazione da mesi in gravissime difficoltà.

Nel riprendere le operazioni di scarico all’aeroporto, l’obiettivo ha inquadrato anche il furgone con ancora ben visibile la scritta dell’Avap. E fa pensare il fatto che da noi dopo sette anni un’ambulanza non possa più operare in base agli standard sanitari previsti, quando là risulta ancora utilissima dopo trenta. «Ricordo benissimo quell’ambulanza: in realtà era del Comune, acquistata nel 1990 con il contributo della Cassa di Risparmio di Modena – racconta il sindaco Gian Domenico Tomei – allora l’Avap non c’era ancora e la guidavano a turno il vicesindaco Remo Bernardi, il vigile Gualtieri Mammi e il tecnico Fabrizio Cabri per prestare soccorso. L’Avap la facemmo nascere nel 1993 d’accordo con il presidente Avis: chiedemmo al Comune di darci l’ambulanza ma inizialmente ci risposero di no. Poi dopo un’iniziativa in piazza con la Croce Blu cambiarono idea, ma non ce la donarono: la donai io all’Avap nel 1995 quando diventai sindaco. Fece i suoi anni di servizio, poi tramite l’associazione Hewo a fine vita la donammo all’Etiopia. Quando l’ho vista nel video dopo tanti anni, è stata un’emozione anche per me. È ancora utile, e forse anche da fatti come questo dovremmo trarre una riflessione di contributo al riequilibrio del mondo: forse non è così giusto scartare le ambulanze qui da noi dopo soli sette anni, in nome del massimo dell’efficienza. Una scelta più sostenibile da parte nostra aiuterebbe forse ad evitare un disequilibrio che là porta a doverne utilizzare ancora una di trenta che quella sì avrebbe tutto il diritto alla pensione, dopo tanto onorato servizio». —

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