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Sassuolo. Resti di ossa umane sparse tra i calanchi E' giallo, tra le ipotesi: una donna sparita nel 2012

Il sospetto è che si tratti della 44enne di Fiorano Paola Landini. Ora accertamenti per la verifica del Dna. Zona non distante dal Poligono

SASSUOLO. Le ricerche per il giovane scomparso da casa hanno portato al ritrovamento di alcune ossa umane nei calanchi sopra la città, a poca distanza in linea d’aria dal poligono di tiro dove sono iniziate nove anni fa le ricerche per la scomparsa della 44enne Paola Landini. Appartengono a lei i poveri resti seminascosti nella boscaglia?

Ufficialmente dagli inquirenti non arrivano conferme ma solo scetticismo anche solo sulle possibilità di un’identificazione attendibile in tempi così brevi. Ma polizia, carabinieri e investigatori da ieri stanno lavorando a pieno ritmo. Si confrontano tutti i dettagli emersi nelle indagini di nove anni fa con le ossa seminascoste dalla fitta vegetazione dei calanchi.



A quanto parrebbe nelle ricerche per trovare Alessandro Venturelli, un apparato imponente in cui ieri hanno lavorato fianco a fianco vigili del fuoco, divise dei vari Corpi, ambulanze e Soccorso Alpino e Speleologico, la scoperta delle ossa sarebbe un risultato occasionale. Non previsto nè prevedibile.

Appena fuori Sassuolo, laddove finisce una piccola periferia fatta anche di edifici abbandonati, si sviluppano in verticale i calanchi affilati che fanno da corona alla capitale delle piastrelle. Non deve quindi stupire se siano stati mobilitati anche esperti di montagna.

Seguendo le frecce che indicano il poligono di tiro, in due chilometri si lascia alle spalle il marasma di fabbriche, capannoncini, tangenziali e centri commerciali per inoltrarsi su una stretta strada di campagna, con pochissimi casolari, qualche orto sparso, maneggi domestici e persino un vigneto.



Una quiete che, ieri mattina, dalle prime ore è stata messa sottosopra dal viavai dei mezzi di soccorso.

La spiegazione che veniva data ai curiosi era quella di una mobilitazione straordinaria alla ricerca di Venturelli, una ricerca capillare e necessaria nelle zone più inaccessibili della collina per la ricerca del giovane di cui i genitori hanno chiesto notizie anche avvalendosi della trasmissione “Chi l’ha visto?”.

Tra i ritrovamenti inaspettati di questo setaccio a pettine fitto ci sono appunto alcune ossa, forse con brandelli di tessuto. Di sicuro sono lì da molto tempo anche perché quelle zone furono già prese in considerazioni nove anni fa, in occasione della sparizione della donna.

Sui pochi sentieri che attraversano i rovi e gli alberi fitti che occupano ogni spazio disponibile, in un intrico verde simile una selva impenetrabile, sono affiorati ora resti umani che potrebbero essere anche vecchi di anni. Questo spiegherebbe il lavorìo degli animali e degli insetti che hanno ridotto quella salma in una serie di ossa ormai calcinate dal tempo e dal sole.



Per forza, in casi come questo, bisogna ragionare in base alle ipotesi. Prima di tutto la cautela da parte di chi sta effettuando le indagini è un atto dovuto.

Tanto per cominciare potrebbe essersi trattato di un incidente. La persona che è finita in quel dirupo, magari riportando ferite letali, potrebbe essere anche caduta accidentalmente durante un’escursione. E siccome quei posti sono totalmente isolati, nessuno è passato da quelle parti neppure casualmente.

Non è un caso che quel poligono di tiro, da sempre, sia stato messo in quei luoghi per non creare problemi.

E allora a chi appartengono le ossa ritrovate? Di sicuro con la prova del Dna si dovrebbero eliminare i dubbi.

Ma se c’è qualche responsabilità rispetto a un caso di scomparsa, o peggio ancora a un fatto di sangue, le indagini dovranno ripartire. Un “cold case”, un caso dimenticato come dicono nei film, che torna a diventare scottante anche se cercare le prove diventa difficile. Su questo bisogna fermarsi e rispettare le indagini in corso sino al termine. —