Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Lotta ai tumori, Fondazione Airc finanzia gli studi del prof. Cossarizza

L’immunologo di Unimore collaborerà con il Nobel Honjo «La ricerca necessita di ingenti fondi o si chiude tutto» 

MODENA Inibire l’inibizione. Sembra un gioco di parole, invece è la sfida di una ricerca made in Modena che può salvare vite umane. L’equipe guidata dal professore di Unimore Andrea Cossarizza ha già ottenuto risultati di rilievo internazionale per la terapia del melanoma metastatico. La scoperta dei farmaci utili per tale forma tumorale è valsa a James Allison e Tasuku Honjo il premio Nobel per la Medicina nel 2018.

«Stiamo partendo ora con una collaborazione con il professor Honjo», anticipa Cossarizza. L’attenzione dell’immunologo (in prima linea nella ricerca contro il Covid) e della sua squadra è ora rivolta ai tumori polmonari. Al centro del microscopio il ruolo dei linfociti. «I linfociti sviluppano caratteristiche metaboliche diverse quando entrano nei tumori - introduce Cossarizza - perché devono sopravvivere in un ambiente ostile, nel quale c’è poco ossigeno. Comprendere come avviene il cambio di metabolismo è lo scopo del nostro progetto». Il progetto è finanziato da Fondazione Airc, che domenica tornerà nelle piazze con “L’Azalea della Ricerca”.


«Senza finanziamenti adeguati si chiude tutto - spiega il ricercatore modenese - perché servono strumenti all’avanguardia e reagenti che costano un mare di soldi. Per sequenziare l’Rna messaggero a livello di singola cellula servono 8-9mila dollari a campione. Su 240 campioni, quelli da noi studiati, siamo sui due milioni di dollari. Un sequenziatore costa 400-500mila dollari. L’Airc ci ha finanziato per circa 600mila euro, ma ne serviranno dieci volte tanti».

I primi risultati sul progetto quinquennale Airc sono attesi entro il 2023. La squadra di Cossarizza ha già raggiunto una pietra miliare sui melanomi che lascia ben sperare. Sotto la lente dei ricercatori particolari linfociti detti “Mait”. Le cellule T invarianti associate alle mucose (“Mait” nell’acronimo) possono svolgere il ruolo di “sicari”. Ingaggiati dall’organismo, i “Mait” possono migrare nelle metastasi e attaccare le cellule tumorali. «Quando si attivano la prognosi è migliore», conferma il medico. Il problema è: quando si attivano e quanto restano attivate? «I tumori attivano programmi di inibizione della risposta immunitaria - ricorda Cossarizza - ma per fortuna oggi ci sono farmaci che inibiscono le molecole inibitorie, permettendo ai linfociti di funzionare più a lungo». I ricercatori hanno condotto esami del sangue su 28 pazienti, identificando cellule “Mait” attivate in 17. «Dopo aver studiato quanto accade nel melanoma esamineremo il ruolo di tali cellule nel tumore del polmone, cercando proprio dentro l’organo colpito».

Lo studio coordinato da Cossarizza è stato pubblicato sulla rivista internazionale Nature Communications. «È il frutto di quattro anni di esperimenti condotti tra Modena, Milano e San Francisco - conclude Cossarizza - insieme a Sara De Biasi, Lara Gibellini, Domenico Lo Tartaro, Giovanni Pellacani, Roberta Depenni, Roberto Sabbatini, Massimo Dominici, Silvio Bicciato, Enrico Lugli». Finanziato in parte dalla Fondazione Cassa di Risparmio e da un’azienda statunitense, lo studio si è svolto in collaborazione con l’istituto clinico Humanitas di Milano. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA