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Sassuolo Sono di donna i resti trovati tra i calanchi Accanto due pistole e un giubbotto

Test del Dna per verificare se si tratta di Paola Landini, sparita nel 2012. Possibile anche la comparazione del calco dentale

SASSUOLO  Ci sono già alcune certezze relative ai resti umani trovati tra i calanchi a ridosso del poligono di tiro. Si tratta di parti di un corpo all’apparenza femminile o comunque a quella prima valutazione sono arrivati gli esperti, intervenuti martedì mattina durante la grande battuta di ricerche che ha visto impegnate decine di persone.

E visto che i frammenti risultano piuttosto datati, gli inquirenti – opera la Squadra Mobile della polizia di Stato, coordinata dalla procura di Modena – hanno affidati alla scienza la ricerca di qualche risposta in più. Inutile negare, infatti, che l’ipotesi più immediata e se si vuole suggestiva lascia pensare che nei calanchi abbia trovato la morte Paola Landini, scomparsa nel 2012. In che modo è uno dei tanti interrogativi a cui la polizia proverà a dare risposte proprio attraverso gli accertamenti specialistici.

Sono due le direttive su cui si agirà: la prima è logicamente quella legata al tentativo di identificare senza alcuna incertezza la persona morta. Per farlo si procederà con l’esame del Dna, che sarà prelevato dai resti organici rinvenuti dalle squadre di ricerca. A quel punto il risultato sarà comparato con il codice genetico di Paola Landini al fine di vedere se vi è o meno sovrapposizione. In caso affermativo il quadro probatorio troverà un’inconfutabile certezza, altrimenti si farà una valutazione molto più ampia nella banca dati dei Dna a disposizione delle forze dell’ordine.

Sempre nel tentativo di identificazione non si esclude si possa effettuare una comparazione del calco dentale, ma solo se i resti ritrovati garantiranno qualche sicurezza incontrovertibile per lo specifico esame. La seconda direttiva è invece quella legata alle modalità della morte. È stata violenta oppure si è trattato di un tragico epilogo senza alcuna responsabilità di terzi? Dubbi significativi che daranno comunque una direzione alle indagini, che a ora proseguono senza sosta e tenendo in considerazione ogni potenziale scenario. Anche in questo caso l’analisi scientifica dovrà agevolare il lavoro degli inquirenti: la presenza o meno di segni, tracce, ferite o cicatrici sul corpo diventeranno elementi indispensabili nel fornire risposte sicure.

DUE PISTOLE POCO LONTANO E UN GIUBBOTTO

C’è infine un ultimo aspetto, che gli inquirenti non hanno confermato ma che trova riscontri: si tratta del ritrovamento di alcune armi nei pressi della zona in cui sono stati individuati i resti umani, tra i rovi, in una zona particolarmente impervia e complicata da ispezionare anche per gli esperti del settore.

Di che pistole si tratta? Sono armi che non hanno una proprietà e sono state lanciate nel vuoto per essere occultate, sfruttando l’area inaccessibile oppure c’è un collegamento con le due pistole che nove anni fa, ossia al momento della scomparsa di Paola Landini, si disse non essere state rinvenute nella sua abitazione? Anche su di esse sarà effettuata una perizia di tipo balistico, utile a districare il ginepraio di indizi raccolti che ora si cercherà di comparare per trovare un filo conduttore.  Infine sarebbe stato rinvenuto anche un giubbotto, anche qui nessuna conferma sul fatto che sarebbe compatibile con quello indossato dalla donna al momento della scomparsa.

Curiosità a margine: per un attimo ieri i ric ercatori hanno avuto un sussulto quando poco prima di mezzogiorno nella nuova area di ricerca tra i calanchi di Fiorano sono state avvistate altre ossa in superficie. Ma è bastato un esame superficiale per rendersi conto che, per quanto danneggiate dal tempo e dalle intemperie, non potevano essere umane ma sicuramente riconducibili a un animale. Il punto di rinvenimento è stato comunque acquisito con le coordinate Gps, utili a tracciare la zona dei ritrovamenti. — F.D.

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