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Ferrari: «Pronti a vaccinare in azienda» Un anno dopo la “bolla” Rossa ha retto

Maranello. Antoniazzi, direttore Risorse Umane: «Se ci danno le dosi abbiamo già potenzialità per farne duemila al giorno»

L’INTERVISTA

gianluca pedrazzi


Maranello.Un anno dopo è come aver disputato 365 giri di un gran premio. Chiamiamolo il Gp della Salute. Giusto dodici mesi fa la Ferrari ripartiva con le linee di produzione delle Rosse. Si tornava al lavoro. Dopo un “pit stop” il programma diagnostico che - su base volontaria - i 4.000 dipendenti concentrati tra Maranello e Modena, potevano utilizzare per capire se erano o no stati contagiati e se potevano o no tornare in azienda. Era in “pole” la Ferrari con quel programma di protezione della salute dei propri collaboratori, chiamato “Back on Track” esteso anche a familiari e fornitori residenti. E lo è stata sempre nella corsa alla lotta al Covid. Mettendosi al servizio della comunità locale e modenese con il Diagnostic Center alle porte del circuito di Fiorano, dove l’Ausl di Sassuolo ha già potuto somministrare oltre 20mila vaccini. Back on Track, Diagnostic Center, Screening Center all’interno del campus, gestione della ripresa produttiva e dello smart working. Mentre fuori dalla “bolla Ferrari” l’emergenza epidemiologica con le sue ondate era come uno tsunami.

Un anno dopo dottor Antoniazzi che Gp è stato questo corso contro il Covid...?

«Un anno che ci ha visto dover “rientrare ai box” con il parziale fermo produttivo, poi la ripresa ma sempre con “pit stop” per tutelare la salute di chi lavora in Ferrari e dei lorofamiliari. Senza dimenticare il resto della comunità che ci circonda e a cui Ferrari deve il suo successo. Facile dire “ok lanciamo il programma Back on Track”, collaboriamo con l’Ausl per un “Diagnostic center” per vaccinare ma poi occorre gestire. Dare continuità ai programmi. Non facile mentre l’azienda non si ferma».

“Back on Track” non è mai stato abbandonato.

«Mai. Anzi. Rafforzato. Abbiamo erogato oltre 55mila somministrazioni ai destinatari del progetto aziendale fra test sierologici, tamponi e vaccini antinfluenzali. Impressionante. Ogni dieci giorni, su base volontaria, i dipendenti si sottopongono a tamponi. E ringraziamo tutti i lavoratori Ferrari per la sensibilità, la coscienza dimostrata in questo anno così difficile. Ne vado e ne andiamo tutti orgogliosi».

Quanti contagi avete avuto tra le tute “rosse”...

«Un numero molto contenuto, soprattutto se considerato in relazione all’andamento del Paese. Attualmente abbiamo meno di una trentina di assenti fra tutto il personale per positività al virus o per isolamento cautelativo disposto dalle autorità sanitarie. E ci ha aiutato anche il programma predisposto che, se necessario in assenza di ricoveri in ospedale, prevedeva il loro trasferimento e isolamento in alloggi di proprietà Ferrari. In questo modo il vantaggio è stato doppio: tutela del collaboratore e dei suoi familiari».

Da una parte il rientro in azienda per riavviare le linee di produzione, dall’altra lo smart working. Ancora oggi diffusissimo.

«Tutto o quasi il personale degli uffici ha lavorato in smart e continuerà a farlo in futuro. Con rotazioni che garantiscono la continuità del business aziendale».

E siamo ai giorni nostri. Alla svolta vaccinale. Al rettilineo finale. Pronti a vaccinare in azienda, dopo l’apertura del governo?

«Siamo stati tra le prime aziende a dare la disponibilità. E siamo pronti. Ma senza voler scavalcare qualcuno. Se avremo i vaccini, in una settimana possiamo vaccinare tutti i dipendenti a Maranello. Diciamo che in una decina di giorni riusciamo ad estendere lo “scudo” ai loro familiari. La nostra potenzialità è circa duemila vaccini al giorno. Aspettiamo solo ok e dosi. Mettendoci a disposizione dei Modenesi».

Che giorno sarà quel giorno per lei e la Ferrari?

«Un grande giorno. Ma il Gp della Salute non lo vincerà solo la Ferrari. Lo vincerà tutt’Italia». —