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Modenese condannato a vent’anni per 32 kg di marijuana

Il trafficante incarcerato in Grecia. A distanza di anni può tornare a Modena con pena adeguata, ma non avrà altri sconti

MODENA Alberto ha oggi 51 anni e alle spalle non ha mai avuto condanne connesse alla droga. Un giorno di alcuni anni fa, però, il modenese arriva in Grecia e finisce in un controllo della polizia dove viene trovato in possesso di quasi 32 chilogrammi di marijuana. L’accusa è pesantissima: è considerato un trafficante internazionale di sostanze stupefacenti e come tale viene processato in territorio greco, seguendo quindi il codice penale ellenico che sui reati connessi alla droga è piuttosto intransigente.

È il 4 dicembre 2018 quando un giudice del tribunale di Salonicco emette la sentenza che diventerà irrevocabile il 5 marzo 2020. Di questo dettaglio temporale bisognerà tenerne conto nel prosieguo della storia. Ebbene, Alberto è colpevole e quindi viene condannato a 20 anni di carcere da scontare in Grecia. O meglio, il ministero della Giustizia italiano si attiva per riportare il modenese in patria e proprio il passaggio in giudicato della sentenza permette alla burocrazia istituzionale di attivarsi. Esiste infatti un istituto giuridico che si chiama “riconoscimento” e può essere utilizzato soprattutto all’interno dei confini dell’Unione Europea. Semplificando: un detenuto può tornare nel proprio Paese per scontare la pena al fine di evitare a lui difficoltà di socializzazione in terra straniera e garantire ai familiari visite regolari senza viaggi estenuanti.


Gli incartamenti vengono perciò affidati alla Corte di Appello di Bologna, competente per tutte le questioni di “riconoscimento” che riguardano cittadini modenesi. È l’inizio di dicembre 2020 quando un giudice della corte distrettuale dichiara il riconoscimento della condanna maturata in Grecia, ma contestualmente adatta la pena a quella prevista dall’ordinamento italiano. E così Alberto si trova condannato a 5 anni, undici mesi e 29 giorni di reclusione.

Pochi giorni dopo però decide di fare ricorso in Cassazione lamentando plurime violazioni dei suoi diritti fondamentali nell’ambito del procedimento penale svolto dinanzi alle autorità elleniche, alla luce di alcuni articoli della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, oltre alla mancata applicazione delle attenuanti generiche da parte della Corte di appello di Bologna. Ma il 51enne fa ricorso in autonomia, senza affidarsi ad un avvocato e per questo l’atto è giudicato inammissibile. In sostanza: pena confermata e 3mila euro di spese processuali da pagare in favore della Cassa per le ammende. —

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