Contenuto riservato agli abbonati

Sassuolo Ossa sui Calanchi/ Il generale Garofano: «Le armi elemento chiave di questo caso Per il Dna fondamentali i famigliari»

L'ex capo del Ris di Parma sul caso di Paola Landini: «È ancora possibile arrivare a una ricostruzione»

Serena Arbizzi

«Le due pistole ritrovate accanto ai frammenti di ossa sono l’elemento che fa la differenza in questo caso. Ora sarà fondamentale che un famigliare stretto si presti alla comparazione del Dna: decisiva sarà il confronto di denti e ossa lunghe, in grado di restituire informazioni preziose sul codice genetico».


Il generale Luciano Garofano, biologo, già comandante del Ris di Parma, consulente di inchieste di risonanza nazionale da Capaci a Cogne, contattato dalla Gazzetta esprime fiducia sul fatto che anche dopo anni si possa restituire la verità ai famigliari di Paola Landini, la 44enne scomparsa nel maggio 2012.

Ieri sono iniziate le analisi biologiche per ricostruire il codice genetico dai frammenti di ossa ritrovati insieme a due armi nel calanco a poche centinaia di metri dal Tiro a segno. Quali sono le sue impressioni e l’iter che seguirà?

«Il ritrovamento delle pistole accanto ai resti di ossa è una circostanza estremamente importante. Il collegamento tra le armi scomparse e quelle ritrovate è decisivo. Per quanto riguarda le analisi sulle pistole, attraverso la serie alfanumerica che contraddistingue ogni arma da fuoco, oltre al calibro e alle caratteristiche, potranno rivelare se combaciano con le armi sparite al momento della scomparsa di Paola Landini. Sulle ossa ritrovate, invece, si procede a un duplice esame. Il primo di tipo medico-legale o di antropologia forense. Dai resti, se lo consentono, si può puntare a stabilire se si tratta di ossa maschili o femminili, se e come si possa a risalire all'identificazione di un’età di quelle ossa e se recano lesioni riconducibili alle modalità con cui la signora sarebbe stata aggredita. Complementare a quest’analisi c'è la parte genetica: l'esame del Dna per estrapolare un codice genetico da confrontare con qualche famigliare stretto, preferibilmente con i genitori. In questo caso la madre».

Quali sono le parti che consentono di ottenere maggiori risultati?

«Fondamentale il confronto tra i denti e le ossa lunghe, come quelle degli arti inferiori. Capiamo, quindi, quanto sia importante la collaborazione dei famigliari stretti, altrimenti non esistono parametri di riferimento. Le ossa del cranio, invece, non si rivelano adeguate per questo tipo di analisi, ma lo sono per verificare l’esistenza di lesioni, fori o altri elementi che possano fare capire se e come la donna sia stata aggredita. O se siamo di fronte ad altri tipi di gesto».

Sarà possibile fare conoscere la verità ai parenti dopo tanto tempo? Può fare qualche esempio di “cold case” risolti dopo anni?

«Il "caso Carretta" è di scuola: non si trattava di ossa, ma di tracce di sangue. Confessò l'omicidio dove nove anni. Quelle tracce di sangue furono confrontate con una nonna di Carretta, la madre della madre. Riesumammo, poi, gli altri tre nonni con la stessa finalità. Altro caso: quello scaturito dalle ossa ritrovate sotto l'altare maggiore della chiesa di Scandiano. Siamo riusciti a individuare l'appartenenza al poeta Matteo Maria Boiardo. Era da tempo immemorabile che quelle ossa aspettavano un’identificazione. L’abbiamo ricostruita attraverso un confronto genetico a partire da alcuni denti e le ossa. Non avevamo riferimenti famigliari, ma abbiamo ragionato sul legame parentale diretto e mettendo in comparazione la sepoltura di tutta la famiglia Boiardo». —