Modena. Le “Idee in circolo” aiutano i malati a trovare dignità

MODENA “Idee in circolo” è un’associazione modenese nata dalla volontà di un gruppo di cittadini che accedono ai Servizi di salute mentale, al fine di costruire progetti con la cittadinanza per sensibilizzare l’opinione pubblica.
 
In occasione del compimento del decimo anno di attività sono in partenza tutta una serie di iniziative che si apriranno dopodomani alle 18.30 presso lo “Spazio nuovo” di via IV novembre a Modena, con la presentazione del libro “Il potere alla parola” a cura di Sara Manzoli, al quale hanno collaborato numerose persone della salute mentale locale. Oltre all’autrice e a Manuela Ciambellini che modererà l’incontro, interverranno Giuseppe Tibaldi, Gigi Bettoli e la presidente dell’associazione Alessia Casoli. 
 
«Era il 2011 – racconta la presidente Casoli – quando, dopo aver girato l’Italia da Nord a Sud, in particolare Trento e Trieste, un gruppo di utenti della salute mentale, assieme a famigliari, cooperatori sociali e cittadini attivi, decisero di creare una realtà nuova, ai tempi quasi unica in Italia: un’associazione di persone che accedono ai servizi di salute mentale.
 
Quel gruppo non aveva l’intenzione di costruire servizi per gli utenti, ma puntava a generare opportunità per Modena, aperta a tutta la cittadinanza. L’idea di fondo che ci ha spinto a creare questo circolo, affiliato Arci – continua la presidente – è stata quella di veicolare verso il mondo della salute mentale un’attenzione positiva tesa a contrastare lo stigma e i tanti pregiudizi che ancora la accompagnano. Infatti da allora l’associazione lavora per prevenire e ridurre questi fenomeni al fine di favorire l’integrazione di cittadini con disagio psichico, limitando le barriere che ostacolano l’esercizio di diritti e doveri, contestualizzando la tutela della salute mentale nell’ambito della vita comunitaria e dello sviluppo sostenibile e cogliendo il diritto alla salute mentale come essenziale per definire modelli di sviluppo di una città inclusiva». 
 
Tanti sono i progetti che l’associazione ha proposto negli anni. Il circolo ricreativo modenese Vibra ha sostenuto fin dalle origini le sue prime azioni appoggiando già il primo progetto denominato “Radio Liberamente” dove si erano sviluppate le assemblee di “matti”.
 
«Quando mai prima i matti avevano preso parola autonomamente per dire la loro e costruire progetti? – sottolinea la presidente – così i primi gruppi di auto mutuo aiuto sono stati avviati dentro quelle mura e tutt’ora la nostra sede legale è lì. E da lì sono nati poi altri progetti come quello a sostegno del movimento “Le parole ritrovate. Fare assieme la nostra scuola a Muyeye – un ramo di follia fa più bello l’albero della vita”, che fa parte di un progetto di cooperazione internazionale. Poi ci inventammo le “Notti da matti” e partimmo col corso di pizzica, che univa musica e follia. Da tre anni a questa parte abbiamo preso in gestione “Lo spazio nuovo” e gli abbiamo dato un imprinting tutto nostro che ci ha permesso di realizzare assemblee pubbliche, laboratori co-progettati col quartiere ed il centro estivo “Magico mundo”, assieme all’Arci. In parallelo si è sempre lavorato su un livello politico di rappresentanza dei “cittadini che accedono ai servizi di salute mentale” sia a livello locale, che regionale e nazionale”. 
 
Ma poi è arrivato il Covid. «La pandemia ha ribaltato i ruoli – sorride Casoli – quelli etichettati erano i cittadini che non potevano partecipare ai laboratori, mentre potevano farlo i “matti”, ribaltando così la normalità. Nel post pandemia auspichiamo di riequilibrarci tutti alla pari, tornando a mescolarci senza che si sappia chi è matto e non». 
 
E per il futuro? «Al di là di riprendere tutte le attività in presenza, abbiamo una folle idea che invece sarebbe importantissima – conclude Alessia Casoli – creare “il sindacato dei matti”. Un istituzione formale che lotti sui temi importanti come il diritto alla casa, un lavoro dignitoso e cure dignitose e non imposte. Purtroppo il mondo della salute mentale vede ancora contenzioni, Trattamenti sanitari obbligatori, abuso di psicofarmaci come metodo di contenzione. Su questo il Dipartimento di salute mentale di Modena, tra alti e bassi, ha fatto un percorso positivo, tuttavia l’attenzione deve rimanere sempre alta perché ci sono regioni e città in Italia dove ancora muore la gente legata al letto». —