Modena Anziano uccise la moglie ma non è imputabile

Per la Corte d’assise un 91enne non era in grado di intendere e volere. L’avvocato Decaroli: «Processo alla vita»

Sono servite poco più di tre ore di camera di consiglio perché i giudici togati Pasquale Liccardo e Federico Maria Meriggi e la giuria popolare arrivassero a decretare che il 91enne Domenico Leonelli non è imputabile per l’omicidio della moglie Teresa Petrone. Le motivazioni saranno note tra novanta giorni ma ha prevalso la tesi secondo cui il marito non fosse capace di intendere e volere al momento della coltellata letale, avvenuta nel luglio 2019 nel loro appartamento di via Alassio, a Modena.

Leonelli, stando alle varie perizie analizzate in aula e illustrate dalle consulenti di parte, aveva un vizio di mente ma per la procura era un limite parziale mentre per la difesa era palese e ormai ne caratterizzava la vita.


«Sui fatti non vi è discussione – ha detto il pubblico ministero Marco Niccolini nella discussione finale, in cui aveva chiesto la condanna a 10 anni – È chiaro come siano andate le cose quella notte. Si tratta di un fatto triste e tragico ma la legge va sempre applicata. Voi – ha aggiunto rivolgendosi ai giudici popolari – dovete decidere se Leonelli aveva la capacità di capire il senso delle proprie azioni. Le perizie, analizzandole, non sono così lontane. A me sta bene che arrivi anche un’assoluzione per vizio di mente. C’è stata una sciagurata azione, ma credo che l’imputato sapesse cosa stava facendo. Non a caso prende il coltello più affilato e dopo aver ucciso la moglie chiama il figlio. Era disorientato quando è stato accompagnato in ospedale subito dopo i fatti? E chi non lo sarebbe stato».

Altrettanto umana la discussione dei fatti offerta da Jacopo Decaroli, avvocato dell’anziano. «Le perizie non sono così distanti tra loro – ha sottolineato – Credo che, come ben ha evidenziato anche il pubblico ministero, non ci si possa addentrare in valutazioni scientifiche che sono complesse e spettano ai professionisti. Si tratta di un processo al mistero della vita e dell’anzianità. Nessuno di noi ha la possibilità di smentire le loro tesi, ma dobbiamo attenerci allo sviluppo logico della vicenda. Leonelli aveva già manifestato problemi: ad esempio le tapparelle venivano tenute abbassate dopo che aveva fatto discorsi strani e autolesionistici. I suoi limiti emergono dall’analisi degli esperti a cui dobbiamo credere: io penso si debba valutare se quelle analisi hanno sciolto ogni dubbio. In caso di riposta negativa allora si dovrà propendere per l’assoluzione perché non imputabile». E così è stato. —

F.D.

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