Contenuto riservato agli abbonati

Modena. Confiscati 57 vasi di 2.500 anni fa: un’eredità illecita da 100mila euro

Il figlio dopo la morte del padre ha espresso ai carabinieri dubbi sulla provenienza. Nel 2020 +874% di beni recuperati 

MODENA Si è ritrovato tra le mani in eredità un patrimonio di vasi, piatti e coppe di quasi 2.500 anni fa, con tutto il valore che ne consegue. Ma anziché farsi prendere da brutti pensieri di mercato nero, ha saputo fare la cosa giusta: segnalare alle autorità competenti un eccezionale rinvenimento senz’altro di grande valore storico, archeologico e culturale in genere.

Protagonista il figlio di un uomo deceduto l’anno scorso a Modena, che alla scomparsa del genitore è venuto in possesso di una collezione di 57 splendidi reperti di antica ceramica Apula legata alla prestigiosa scuola di Taranto del 430 a.C., in gran parte vasi di pregevole fattura ancora perfettamente integri. Non sapendo come il genitore ne fosse venuto in possesso, ma sapendo che in base a una legge del 1909 tutti i reperti archeologici sono di proprietà dello Stato, ha subito avvisato i carabinieri del nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Bologna, e con essi la Soprintendenza, per le dovute verifiche, intanto sull’autenticità dei pezzi.



Dal sopralluogo congiunto è emerso che sì, erano tutti esemplari più che mai autentici e che come tali andavano acquisiti a patrimonio dello Stato: «Una collezione archeologica di eccezionale interesse» sottolineano i carabinieri. Nulla da obiettare da parte del figlio, e così in questi giorni, a formale conclusione dell’iter, questa meraviglia è stata confiscata e acquisita dalla Soprintendenza, in vista di una probabile esposizione in museo. Nell’occasione ovviamente è stata fatta anche una stima: non meno di 100mila euro il valore di tutto il blocco.

Questa storia, anche di fair play alla fine, è tra le voci di maggiore interesse nel bilancio 2020 dell’attività dei carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, che parla del recupero e sequestro di 7.997 beni di tipo antiquariale, archivistico e librario (+874,1%), 28 reperti paleontologici e 103 archeologici per un valore stimato di 1.500.550 euro. E poi della scoperta di 43 opere d’arte contraffatte, per 3.685.700 euro. A Modena vanno ascritte 5 delle 37 persone denunciate complessivamente in regione per reati vari in questo settore: furto di beni d’arte, ricettazione di opere d’arte rubate, contraffazione di dipinti e reati in danno del paesaggio.



È stato un anno sicuramente molto particolare, per via del Covid: a fronte del prolungato periodo di chiusura, ci sono state meno verifiche di sicurezza su musei, biblioteche e archivi (-53,3%) e su mercati e fiere antiquariali (-47,8%), in questo caso per la sospensione. Di converso, c’è stata un’impennata sui controlli nelle aree tutelate da vincoli paesaggistici e monumentali (+113,7%). Più lieve invece l’aumento per le aree di valore archeologico (+2,8%). Aumentati anche i controlli sui siti di antiquari e case d’asta (+3,2%). La buona notizia è che nell’anno del Covid il numeri di furti di beni culturali ha subito una significativa flessione in Emilia Romagna: dai 48 del 2019 si è passati ai 36 del 2020. I luoghi più colpiti risultano quelli espositivi pubblici e privati (13 furti) e le chiese (11 furti). Forte l’impegno dei carabinieri anche nel contrasto all’illecita commercializzazione di beni archivistici e bibliografici: 7.939 i libri recuperati. —