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Canalis e le foto contestate: risarcimento di 130mila euro dall'azienda carpigiana Lormar

L’ex testimonial dopo il confronto in tribunale ha ottenuto un risarcimento In Appello arriva la conferma: immagini sfruttate anche a fine collaborazione

CARPI. Un risarcimento da 130mila euro per indebito sfruttamento delle fotografie, oltre a 30mila euro per danno morale. È quanto deve versare l’azienda carpigiana Lormar a Elisabetta Canalis, già testimonial del brand di lingerie. La Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Milano. I fatti risalgono al periodo che va dal 2013 al 2014 quando Lormar siglò con l’ex velina un contratto per la cessione dei diritti di sfruttamento della propria immagine, sottoponendosi a servizi fotografici. Secondo quando stabilito dal Tribunale, confermato dal giudizio di secondo grado, l’azienda ha continuato a usare le foto della showgirl anche quando il contratto sui diritti d’immagine era scaduto. Leggendo la sentenza, il giudice ricostruisce, inoltre, una manipolazione delle immagini di Elisabetta Canalis con la cancellazione dei tatuaggi che l’ex velina ha sulle braccia e un taglio della figura immortalata negli scatti. In aggiunta, a Lormar veniva contestato di aver continuato a realizzare una linea denominata “Eli”, soprannome riconducibile all’attrice, anche dopo la scadenza del contratto, che ha fruttato alla presentatrice un compenso di 110mila euro per un periodo di 13 mesi.

La difesa di Lormar ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale milanese, presentando un corposo atto di citazione in appello di 40 pagine. Qui viene contestata punto per punto la sentenza di primo grado. I legali dell’azienda carpigiana indicano che la linea “Eli” era presente dal 2002 in azienda, quindi in un periodo ben antecedente il contratto con Elisabetta Canalis. Tra i punti contestati, inoltre, l’ammontare del risarcimento, superiore al compenso contrattuale “che non comprendeva – si legge nell’atto di citazione in appello – solo lo sfruttamento del diritto di immagine della signora Canalis, ma tutta una serie di attività della testimonial, promozionali dell’azienda”. In tutto sono sette i motivi con cui si chiedeva che l’appello venisse rigettato.


La sentenza della Corte d’Appello respinge il ricorso: tra le ragioni, viene indicata la prova ricavata tramite l’interfaccia “Wayback Machine”, che consente di ricostruire quanto programmato sui siti nel tempo, anche dopo le modifiche intervenute. Tramite quest’interfaccia emerge come sul sito di Lormar siano apparse immagini di Elisabetta Canalis in sei date successive alla fine del contratto l’ex velina. Inoltre, viene respinta anche l’argomentazione secondo cui la linea “Eli” non sarebbe riconducibile all’attrice, ma sarebbe un vezzeggiativo generico che potrebbe portare “a tutte le Elisabette del mondo”, secondo la linea difensiva del brand carpigiano. I giudici indicano, infatti, come l’azienda abbia continuato a realizzarla anche una volta finita la collaborazione. «Ed è evidente che tale pseudonimo non rappresenta solamente un diminutivo del nome proprio Elisabetta – spiega il giudice – ma comporta l’immediata associazione al personaggio che era stato fino a quel momento testimonial dell’abbigliamento commercializzato, da qui l’indebito utilizzo anche del nome di Elisabetta Canalis». —

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