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Modena Raggira cliente e tiene per sé i soldi del Fisco

Commercialista e moglie a processo: la vittima scopre di aver bonificato la rata sul conto della donna e non a Equitalia

Lui, commercialista; lei, legale rappresentante di una società specializzata in operazioni fiscali. Entrambi sono a processo con l’accusa di riciclaggio e falso. Il loro caso – sono difesi dall’avvocato Marco Malavolta – si è palesato ieri davanti al collegio di giudici presieduto da Roberto Mazza con l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Giuseppe Amara.

Secondo la ricostruzione dei fatti il commercialista avrebbe portato un cliente a bonificare su un conto della società della moglie i soldi che invece dovevano essere pagati a Equitalia per sistemare alcuni debiti da rottamare. Debiti che avevano raggiunto, all’insaputa del noto professionista modenese, gli 84mila euro ma che se saldati attraverso la rateizzazione e il bonus fiscale sarebbero scesi a 64mila. «Ma saltando anche solo una rata – ha precisato l’ex direttore di quella che fu Equitalia – si perdeva il beneficio e andava saldato l’intero importo».


È stato proprio il funzionario a ricostruire alcuni passaggi: «Si presentò nel mio ufficio questo signore, mostrandomi alcuni documenti di bonifico tra cui una lettera, palesemente falsa di Equitalia, e copie di bonifici su un conto che non era il nostro. Mi disse anche che era intestato ad una precisa società».

L’Agenzia, rappresentata dall’avvocato Ferdinando Pulitanò come parte civile, ha fatto denuncia, ma il professionista no. È toccato invece a lui raccontare il resto. «Il mio commercialista mi diceva che andava tutto bene, che eravamo sempre a credito con il fisco – ha detto – Poi sono iniziate ad arrivarmi in studio diverse cartelle esattoriali, e non capivo. L’ho chiamato, lui è venuto mi ha detto qualcosa contro lo Stato che vuole i soldi dei cittadini e le ha portate tutte via. Ma all’ennesima cartella sono andato in ufficio da Equitalia per capire e ho scoperto la situazione».

Nel mentre, infatti, il commercialista convince il cliente ad effettuare tre bonifici da 21mila euro totali. «Paghiamo e sistemiamo tutto mi disse», ha svelato la vittima. Sono andato in banca ma il bancario mi ha fatto notare che l’Iban riportato sulla lettera di Equitalia (quella che l’accusa ritiene falsificata anche grazie alle verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza) non era associato all’Agenzia di riscossioni ma ad una società privata, immaginatevi lo stupore quando mi hanno detto che era la società della moglie del mio commercialista».

Il cliente la conosce bene e sceglie di affrontarla. «Si è messa a piangere, mi ha detto che lei non sapeva nulla di quanto faceva il marito. Si è scusata, mi ha anche ridato i soldi perché io li rivolevo indietro».

Nella prossima udienza parleranno i testimoni della difesa e soprattutto è atteso l’esame di marito e moglie, che eventualmente potranno raccontare la loro versione per quel progetto di rottamazione fiscale a cui il contribuente ha poi avuto accesso grazie ad una nuova finestra. —

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