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Modena, "Neropaco" L’arte di creare lo spazio con un tocco sempre unico

Designer e artigiano, Dino De Lucia alias Neropaco idea e realizza gli arredi «Mi sento come un sarto: elaboro un abito su misura in base alle esigenze»

MODENA Come artigiano si definisce “del tutto singolare” il modenese di “adozione” Dino De Lucia (in arte “Neropaco”), che incontriamo mentre è intento ad allestire “L’Ottica di Andrea” a Castelfranco.

È questo l’ultimo progetto che, insieme al suo team, ha realizzato dalla A alla Z. Singoli oggetti, case private, spazi commerciali e outdoor: è al servizio di tutto questo la sua creatività, da cui ogni volta nasce qualcosa di unico, «proprio come un sarto realizza un abito su misura» dice. E sulla sua bottega andata distrutta è sicuro: «La ricostruiremo, perché è la nostra casa».

Antichi mestieri. Modena: alla scoperta di Neropaco artigiano



Chi è Neropaco artigiano?

«Neropaco artigiano è un piccolo artigiano che cerca di realizzare i sogni dei suoi clienti. Tutte le volte provo a rendere felice chi mi commissiona un lavoro, e qualsiasi forma o spazio è creato insieme ai miei collaboratori».

Quando ha iniziato?

«Da ragazzino, ho cominciato imparando a lavorare i metalli. Poi mi sono approcciato a tanti altri materiali come cristallo e cementizie. Negli anni mi sono appassionato a realizzare tipi di lavorazione che, nel complesso, vanno ad offrire un pacchetto completo: creiamo lo spazio sia a livello strutturale che di arredamento, studiando tutte le volte qualcosa di unico per il cliente... Proprio come un sarto realizza un abito su misura».

Oggi state allestendo “L’Ottica di Andrea”: quale idea avete sviluppato in questo caso?

«L’idea nasce dalla conoscenza del cliente, una persona che mi ha trasmesso “leggerezza” ispirandomi la forma geometrica di un ovale sospeso. Insieme abbiamo creato questo progetto definitivo: dai pavimenti al soffitto, dalle pareti agli impianti. Tante volte anche io faccio fatica a capirmi, quindi immaginate il mio team, che segue un pazzo scatenato come me. Ma fondamentalmente ci divertiamo tutti quanti! Ovviamente quando facciamo un lavoro del genere è un’avventura, e ci sono tante incognite. La cosa bella è che siamo un gruppo unito, ci facciamo forza l’uno con l’altro e a fine lavoro tutti godiamo del risultato finale e del fatto che il cliente è veramente felice di avere un ambiente suo, personalizzato».

A quali progetti avete lavorato in questi anni?

«Sono tanti, ne cito un paio: “Bottega Back Door” e “La Ferramenta” a Bologna, spazi che ho creato con sentimento perché i proprietari mi hanno lasciato libero di fare quello che mi sentivo. Con loro ormai siamo amici, e continuiamo a collaborare insieme. Io e il mio team ci occupiamo anche di case private, che per una questione di privacy del cliente però poi non pubblichiamo. Quello che ci rende felici è creare qualcosa solo per quel cliente, con cui ci teniamo a mantenere un bel rapporto».

Che ne è stato della sua bottega?

«Il 26 febbraio 2020 una tromba d’aria ce l’ha distrutta, quindi al momento siamo in una fase di riorganizzazione. Certo è che vogliamo ricostruirla, perché la nostra bottega è la “casa” dove riusciamo a creare le nostre cose. Ci tengo a dire un’altra cosa sulla nostra artigianalità: un anno e mezzo fa abbiamo avuto un’esperienza con un grosso gruppo ceramico - “Ceramica Fioranese” - per il quale abbiamo creato delle linee di pavimenti. Non siamo progettisti ma creiamo manufatti e per farlo collaboriamo con grosse industrie che, negli ultimi anni, stanno cominciando a capire che c’è da fare un po’ di ricerca in più e, forse, nel nostro piccolo noi quella creatività ce l’abbiamo. Viviamo in Paese in cui la creatività è fondamentale e io sono orgoglioso del “Made in Italy” e del fatto di far parte di Modena, la mia città adottiva, che mi è piaciuta dal primo giorno in cui sono venuto a vivere qui. Mi ha dato tanto: la possibilità di crescere, di farmi conoscere e di far capire quello che avevo da trasmettere».

Si può dire che negli ultimi anni si guarda all’artigianato italiano con rinnovato interesse? Lei che ne pensa?

«Penso che l’artigianalità non sia mai morta, non si è mai fermata, ma è una lotta continua perché il mercato che ci troviamo di fronte è quello che è. Credo che bisogna continuare a lavorare con passione, che è la cosa che accomuna noi artigiani. Le persone hanno capito che creiamo cose uniche e soprattutto su misura per loro, richiesta alla quale una grossa industria è improbabile riesca a dare risposta. Noi siamo quelli che cerchiamo di rendere felice la persona che vuole a tutti i costi qualcosa di particolare. E insieme riusciamo a farlo. Ma solo con le mani si riesce a creare qualcosa... Testa, mani e cuore. Questo è. —

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