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Modena. Restauro, idee e creatività: ecco l’arte del liutaio

La bottega di Lorenzo Frignani in vicolo Forni 7 è un luogo di incontro per appassionati Arrivano da tutto il mondo: al Museo Civico presto i pezzi più pregiati 

MODENA In un settore estremamente specializzato in cui convivono artigiani che costruiscono solo strumenti ad arco o a pizzico e, ancora, professionisti del restauro, il liutaio Lorenzo Frignani “tiene diversi ritmi” (proprio come un batterista) e si occupa di tutto nel suo laboratorio al primo piano di Vicolo Forni 7.

Modena e i suoi mestieri/ Nel laboratorio del liutaio Lorenzo Frignani



Da quindici anni, nel cuore del centro storico di Modena, la sua bottega è un luogo di incontro e condivisione capace di richiamare appassionati di musica da tutto il mondo: dallo studente di “primo pelo” delle scuole di musica al più "navigato" chitarrista statunitense fino al primo violino dell’orchestra di Siviglia.

Nell’arco di 35 anni di attività questo modenese “di adozione” è arrivato a collezionare un numero imprecisato di strumenti a pizzico (in particolare chitarre di scuola italiana) che presto potranno essere ammirati nel nostro Museo Civico. Un bel “regalo”, per i modenesi e non solo.

Dunque lei non si occupa solo della costruzione ma anche del restauro di strumenti ad arco e a pizzico, soprattutto chitarre…

«Mi sono sempre occupato di entrambe le cose, in particolare da quando mi sono ritrovato con una grande quantità di strumenti antichi che andavano in qualche modo ripristinati. Così ho approfondito molto l’aspetto della conservazione e del restauro di quella che oggi è diventata una collezione di riferimento per tutti gli appassionati di strumenti di questo genere. Si parla appunto di chitarre italiane tra la fine del Settecento, l'Ottocento e il primo Novecento».

Che progetti ha per questa collezione?

«Attraverso un contratto di impegno con il Comune di Modena e il Museo Civico renderò disponibile parte della collezione nella sede ampliata del museo. Ormai prossimo all’età pensionabile – che non è per forza quella in cui uno smette, anzi proprio l’età della maturità professionale – credo sia un bel gesto quello di condividere una questione iniziata per caso che si è poi strutturata nell'arco di qualche decennio. Oggi la collezione ha bisogno di prendere aria, di essere tirata fuori dagli astucci. E quale situazione migliore della creazione di una sinergia con l'apparato pubblico che permetterà a tutti, cittadinanza e appassionati, di fruire di quelle che sono le bellezze della nostra arte?».

Quando e perché è diventato artigiano?

«La mia è stata una vita un po’ particolare… fatta di molti cambiamenti. Uno di questi è avvenuto quando da ragazzo lavoravo come perito elettronico presso una multinazionale e, parallelamente, ero molto appassionato di musica: suonavo la chitarra e la studiavo in modo molto serio, anche se privatamente. Un giorno accompagnai un’amica nella bottega di un liutaio e lì mi partì un qualcosa, un quid, che alla fine si è strutturato in quella che è stata una scelta di vita. Da allora è stata fatta parecchia strada».

Parliamo della costruzione degli strumenti: lei comincia dal legno grezzo, poi che succede?

«Dopo la selezione della materia prima, questa viene lavorata e messa in forma - quella che consente di replicare un determinato modello - e poi si mette in atto il processo costruttivo, che ha tutta una serie di regole da seguire. Esse costituiscono il parametro di quello che si può ottenere a livello di risultato funzionale quanto estetico artistico, che è poi quello che caratterizza il modus operandi di ciascun liutaio. Insomma, è ciò che ti rende riconoscibile».

Quanto può richiedere, ad esempio, la costruzione di una chitarra?

«I tempi sono circa gli stessi del violino in bianco. Se si lavora senza interruzione, uno strumento si mette insieme più o meno nel giro di un mese, un mese e mezzo. Poi c'è l'aspetto della verniciatura, che richiede quanto meno altrettanto tempo perché spesso si utilizzano vernici realizzate seguendo vecchie ricette con le quali si vanno a lavorare resine allo stato grezzo. La vernice ha tanto una funzione di tipo protettivo quanto di esaltazione del materiale su cui andiamo a metterla. Inoltre, lavorando con il legno, posso dire che la liuteria segue con particolare attenzione l’aspetto “green”. Negli ultimi decenni ci sono state delle restrizioni abbastanza feroci dal punto di vista dell'approvvigionamento di determinate materie che provengono dalle foreste amazzoniche e così, per tre anni, ho fatto parte di un progetto europeo - “Leonardo Guitar Research Project” - che si è occupato della costruzione sperimentale di strumenti a pizzico con legni non tropicali ma assolutamente autoctoni». —

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