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Pievepelago. Vaccari & Bosi Alta sartoria meccanica sullo Scoltenna

La ‘famiglia allargata’ di Paolo Bosi e Lucilla Vaccari  da 50 anni realizza telai per i grandi marchi automobilistici

PIEVEPELAGO. Cita Adriano Olivetti, è schietto, curioso, sensibile, generoso, crede nel rispetto e nella parola data, nell’uso del buonsenso. Dalle finestre del suo stabilimento sulla statale delle Radici si vede (e si sente) l’acqua dello Scoltenna che rotola verso valle e il verde dell’appennino: il Ponte medievale della Fola è a due passi. Così come per Olivetti la fabbrica per Paolo Bosi è l’elemento centrale della comunità, è rapporti tra persone, è storia di un luogo al quale restituire qualcosa: e lavorare a 75 chilometri da Modena, con tutti i problemi logistici del caso, non ha impedito certo alla Vaccari&Bosi di essere da decenni fornitore dei più importanti marchi mondiali dell’auto, per i quali costruisce telai e componenti in una dozzina di capannoni, la più parte nella vicina località di Isola Lunga.

Parliamo di Ferrari, Maserati, Lamborghini, ma anche Rimac e Rolls Royce. La storia della Vaccari&Bosi parte da William Vaccari, che alla Madonnina verso la metà degli anni ‘50 mette in piedi una piccola officina meccanica. Nel 1956 quello che Enzo Ferrari chiamava “il tubista” inizia a collaborare con la Casa di Maranello e a realizzare i telai delle più famose ed importanti granturismo di sempre.

All’inizio degli anni Settanta il genero di Vaccari, Paolo Bosi appunto, inizia a lavorare con il suocero ma gli chiede di poterlo fare a casa sua (è di Riolunato). Vaccari&Bosi oggi è la più importante azienda meccanica del nostro appennino.

«Vede quella crepa sul muro del capannone, quella buca nell’asfalto? Io so perché c’è, so tutto della mia azienda – spiega – così come curiamo tutti i singoli passaggi del processo produttivo di un progetto, dallo studio di fattibilità alla consegna. E tutto dev’essere perfetto, nel settore automotive non esiste la precisione al 99%». Alle pareti della sede amministrativa e logistica di Pievepelago ci sono le foto delle vetture i cui telai sono usciti dalla V&B. Nei capannoni di Isola Lunga ci fanno invece vedere le parti in lamiera o in alluminio della Maserati MC20 e di altre supercar.

«Osservi quel robot – ci dice Liborio Salemi, manager piemontese della pianificazione strategica, cinque lingue parlate, uno dei pochi “stranieri” in azienda – Lo abbiamo comprato da un fornitore ma poi lo abbiamo programmato e integrato con le nostre esigenze. E molte delle macchine che vede qui sono made in Vaccari&Bosi».

Ricerca, progettazione e sviluppo di prototipi, costruzione: a Pievepelago, in qualche capannone che non ci è consentito di vedere, ci sono i telai delle auto che vedranno la luce tra cinque anni. La Vaccari&Bosi compone le tante tessere di un puzzle metallico per dar vita alle supercar che vediamo poi sfrecciare su strada. Qui siamo ai massimi livelli di ciò che offre la Motor Valley. «Io sono il presidente ma l’amministratrice nonché socia è mia moglie Lucilla Vaccari (la coppia ha una figlia che ha dato loro due nipotini, ndr).Abbiamo ordini per i prossimi dieci anni e siamo i più grandi trasformatori d’estrusi d’Europa». Paolo Bosi non vuole avere a che fare con i perditempo. Anche se questi sono clienti importanti. E così ha detto no quando non era convinto nel portare avanti un progetto. «Potremmo aumentare il fatturato, abbiamo un grande potenziale: ma sarebbe necessario costruire nuovi capannoni senza avere lo spazio ad esempio. Io ascolto tutti, anche i miei ingegneri, poi decido. Credo di “leggere” le persone e alle chiacchiere preferisco i fatti. A scuola risolvevo tutti i problemi ma prendevo sempre zero – sottolinea – perché non utilizzavo le formule standard. Dopo cinquant’anni sono ancora qui a guardarmi in giro e a sostenere chi vuole crescere e cercare il meglio, in azienda e fuori. I miei collaboratori sono il mio più grande patrimonio. Criticandoli quando serve, senza dire troppi bravo».

E si diverte a snocciolare i nomi dei dirigenti, in buona parte donne, che hanno studiato a Modena ma poi, come i salmoni, sono tornate “a casa”. Quote rosa frignanesi. Per il suo presidente la Vaccari&Bosi è una famiglia allargata e d’altronde in lui il ricordo e l’esempio dei genitori Bartolomeo ed Eva è vivissimo. «Abitavamo nell’unica casa del paese senza acqua corrente nel dopoguerra – rammenta – e le regole base dell’economia le ho imparate lì. Credo che il 2 giugno del 1951 a Riolunato sia nato un imprenditore». Vaccari&Bosi, del cui gruppo fa parte anche la Tre-Vi di Modena diretta dal cognato di Bosi, ha saputo adattarsi all’avvento dei nuovi materiali come l’alluminio o il titanio: a Pievepelago si tagliano i fogli di metallo o gli estrusi in alluminio con il laser, li si piega, li si lavora, li si salda e in parte si procede anche all’assemblaggio, grazie ai robot ma anche alle mani dell’uomo. Gli stampi dei lamierati e dei tubi sono progettati e realizzati ‘in casa’. Olivetti ha provato a mettere in pratica una sua idea di comunità a Ivrea. Bosi sta forse facendo lo stesso sulle nostre montagne. —


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