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Terremoto Emilia, 9 anni dopo. Ricostruzione, ultimo atto ma l’emergenza continua e servirà un’altra proroga

I dati dicono che è stato ricostruito oltre il 90 per cento di ciò che si era lesionato La Bassa ha però bisogno di ancora tempo e agevolazioni di competenza statale

MODENA Dice bene il presidente Stefano Bonaccini: del terremoto emiliano non ne parla (quasi) più nessuno. E quando cala il silenzio su certe tragedie significa che non arrivano spunti polemici oppure che le cose sono state fatte per bene. Nella Bassa, a nove anni dalle scosse del 20 maggio 2012 che provocarono i primi morti e i primi crolli di case e capannoni, si sta continuando a lavorare con attenzione, ma qualche problema rimane e anche se i ricordi del terremoto si affievoliscono rimane quel senso di impotenza verso la natura. L’incedere del tempo fa il resto e la pandemia ha solo accentuato un senso di accanimento di una terra che continua a trainare la ripresa italiana non fosse altro per il distretto biomedicale.



I dati oggi raccontano di oltre il 90 per cento della ricostruzione completata. Poco meno di un migliaio di nuclei famigliari sono ancora fuori dalla loro abitazione: hanno ormai metabolizzato che i cantieri saranno lunghi per svariati motivi e dovranno avere tanta pazienza, trovando magari un pizzico di sostegno in più da chi ha vissuto – e non ha scordato – quello sentirsi sfollati. Per velocizzare l’ultimo miglio i Comuni stanno chiedendo più personale mentre si assiste alla fuga di decine di somministrati del sisma, professionisti cresciuti tra Mude e Sfinge, computi metrici e assistenza alla popolazione. Senza un futuro – anche se la Regione ha appena lanciato una serie di concorsi per assunzioni definitive – hanno raccolto i loro bagagli e trasferiti il cosiddetto know-how altrove.

Ma ricostruzione significa anche poter gioire per un piccolo passo avanti quotidiano, quello che hanno fatto diverse attività che stanno tornano a rivitalizzare i centri storici. Certo, i piccoli imprenditori ci hanno messo del loro in termini di idee e di soldi, ma senza l’impulso regionale le ambizioni non avrebbero trovato riscontri. E invece ogni paese – sono 15 quelli rimasti nel cantiere ristretto, termine elegante per segnalare chi ha ancora bisogno di aiuti – ora può fregiarsi di una serranda rialzata, di un negozio risistemato, di una attività che ha scelto di scommettere sulla fidelizzazione dei clienti.



Nei Comuni c’è voglia di chiudere la partita, di poter dare l’annuncio dell’ultima liquidazione o di inaugurare l’ultimo cantiere. C’è Concordia, tra i più martoriati con i suoi portici ballerini, che il 29 festeggerà uno dei lavori più imponenti di tutto il sisma: la nuova piazza ridisegnata (nella foto dell’associazione Fotografi Seriali di Concordia), intitolata alla partigiana e deputata Gina Borellini. Mirandola corre con teatro e municipio, San Felice ha scoperto una torre dell’antica rocca. Ma tra i corridoi dei municipi, costruiti come provvisori diventati però sempre più definitivi, serpeggia tensione per una scadenza che appare lontana pur essendo ormai lì, a pochi passi. Il 31 dicembre scade l’emergenza che libera risorse e garantisce celerità ai provvedimenti del terremoto oltre a concedere agli enti pubblici più personale e agevolazioni fiscali (negli ultimi mesi si è assistito a nuove strategie nella gestione dei mutui comunali). Il mancato rinnovo toglierebbe poi poteri alla struttura commissariale, negando ai sindaci quell’incarico di vice-commissari che ha garantito scelte condivise. Il tema è chiaro in Regione, ne ha parlato ieri il sottosegretario alla Presidenza, Davide Baruffi, e anche in Area Nord dove tutte le forze politiche, su sollecitazione di Paolo Negro, hanno votato un documento. «Il Governo proroghi l’emergenza che scadrebbe a fine 2021 – dice Negro – scadenza che disperderebbe le risorse pubbliche stanziate e disponibili. La proroga deve essere portata almeno sino alla fine del 2022, portando con sé le altre misure, quali la possibilità di potersi avvalere del personale straordinario, le esenzioni Imu sugli immobili inagibili, la sospensione dei mutui degli enti locali e ai cittadini. Il Governo adotti presto questo atto». —

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