Modena. Il reparto che aiuta gli ex malati Covid a ritrovare normalità

Montis, 44 anni, è il nuovo primario di Medicina riabilitativa Chi riporta lesioni gravi resta qui anche diverse settimane

Modena. Il Covid non finisce quando si viene dimessi dalla Terapia intensiva. Per alcuni pazienti i danni sono così profondi che respirare senza un sostegno è impossibile, occorre che il corpo si abitui di nuovo a farlo autonomamente. Ed è qui che entrano in campo gli specialisti della Medicina riabilitativa dell’ospedale di Baggiovara, che da poche settimane ha un nuovo primario: il dottor Andrea Montis, 44 anni, che prende il posto del dottor Stefano Cavazza, prematuramente scomparso nel 2019. Originario della Sardegna, Montis da diversi anni lavora in Emilia e ora si lancia in questa nuova avventura professionale alla guida di un reparto che ha curato negli ultimi mesi 45 pazienti guariti dal Covid, tra i 45 e i 78 anni. Si tratta di soggetti che hanno riportato gravi danni a livello polmonare (e non solo) e per i quali la degenza ha un obiettivo principale: riuscire a respirare senza device.

«Le terapie cui vengono sottoposti questi pazienti – spiega la dottoressa Monica Corona, fisiatra, che ha diretto temporaneamente il reparto prima dell’arrivo di Montis – rientrano nel campo della riabilitazione intensiva con programmi neuromotori, respiratori e deglutologici. Si tratta, infatti, di pazienti con gravi disturbi neuromuscolari, sindrome da immobilizzazione, sindrome da stress post traumatico. Lo scopo è quello di riuscire a “decanularli” e recuperare autonomia per consentire loro la dimissione a domicilio ed eventualmente il proseguimento della riabilitazione nei nostri ambulatori». Un percorso complesso che non potrebbe essere portato a termine senza il conforto della famiglia: «Questi pazienti – aggiunge Francesca Bonacini, coordinatrice infermieristica del reparto - restano con noi anche diverse settimane. È stato quindi fondamentale consentire a due familiari di accedere per le visite: sono il supporto per soggetti che spesso sono spaesati e spaventati».


Ma in Medicina riabilitativa non c’è solo il Covid. Qui arrivano persone con le disabilità più gravi, legate a patologie neurologiche – come stroke, emorragie cerebrali – o a eventi traumatici che causano gravi lesioni cerebrali. Infine, la struttura è parte di diversi percorsi terapeutico assistenziali dell’azienda tra cui quello senologico, per la sclerosi multipla e quello che riguarda la frattura di femore ed orto-geriatrico.

«Sono orgoglioso di essere arrivato in un’azienda sanitaria di così alto livello», spiega il dottor Montis mentre ci accompagna in un tour del reparto che conta oltre a 30 posti letto, palestre e ambulatori di primissimo livello. «C’è ad esempio il Laboratorio di analisi di movimento – prosegue Montis – che sarà intitolato alla memoria del dottor Cavazza». Oppure ci sono due stanze che all’apparenza sembrano sale per la mostra dei mobili. In realtà si tratta della ricostruzione di una camera da letto e di una cucina, come quelle di un normale appartamento: «Qui è dove svolgiamo la terapia occupazionale – spiega ancora il dottor Montis – Di fatto aiutiamo i nostri pazienti a muoversi in autonomia in un ambiente del tutto simile a quello domestico per recuperare la propria autonomia». Il ritorno alla normalità, dunque. Il riuscire di nuovo a essere autonomi dopo una grave malattia o un trauma. A tal proposito l’infermiera Bonacini cita il caso di un paziente Covid: «Ha avuto un percorso lungo e difficile. Si è ammalato a novembre, è stato ricoverato in Malattie infettive e poi in Terapia intensiva. Ha cominciato la riabilitazione a gennaio e l’ha terminata il 23 febbraio. Ci ha scritto pochi giorni fa, per dirci che aveva ripreso la sua vita professionale (è un medico, ndr) e ci ha ringraziato. Queste sono le cose belle del nostro lavoro».