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Maranello, ha in casa i sottocaschi di Raikkonen e Massa: rischia la condanna

Artigiano a processo per ricettazione di gadget della Ferrari Accusato da operaio infedele. Pm e avvocato: «Va assolto»

MARANELLO. In casa custodiva diversi gadget della Ferrari, lui artigiano di Modena con la passione di tutto ciò che riguardava le Rosse di Maranello. Ma dopo quanto gli è accaduto l’amore per il collezionismo è sfumata, si è liberato praticamente di tutto ciò che possedeva e ora attende con impazienza la sentenza che dovrà emettere il giudice Elena Quattrocchi. Ieri ha raccontato la propria versione dei fatti di fronte al pm Nicoletta Garibaldo, che ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di ricettazione, e al suo legale, l’avvocato Luca Lugari che ha invocato allo stesso modo l’assoluzione per non aver commesso il fatto.

È il 17 agosto 2017 e l’artigiano 38enne si trova in vacanza quando viene contattato dai carabinieri per effettuare una perquisizione domiciliare. Scoprirà che un dipendente infedele della Ferrari, trovato in possesso di diversi gadget griffati e anche di un personal computer dell’allora team principal Maurizio Arrivabene, ha confessato di avergli venduto del merchandising che non poteva essere commercializzato. «Non so chi sia quella persona – ha ammesso davanti al giudice – non escluso che io abbia comprato da lui cose tramite alcuni annunci trovati su internet. Ci sono centinaia, migliaia di prodotti Ferrari in vendita on line anche se potrebbe essere vietato: io questo non lo so».


Fatto sta che nella perquisizione spuntano cappellini della Rossa, libretti di manutenzione di vecchie auto («Non è vietato possederli – dirà l’avvocato Lugari – Abbiamo dimostrato che se ne trovano nei vari mercatini. E non scordiamo che Ferrari è felice se esistono collezionisti e luoghi per gli scambi o l’acquisto di pezzi antichi»)e anche due sottocaschi di Kimi Raikkonen e Felipe Massa, ex piloti delle Rosse. «Ma a chi possono interessare dei sottocaschi sudati?», si domanda Lugari.

Quei ritrovamenti fanno scattare l’imputazione per ricettazione, in aula non emergono contatti dolosi con il dipendente infedele che ha invece patteggiato un anno, ma sarà il giudice a decidere anche sulla buona fede dell’ormai ex collezionista di cimeli del Cavallino rampante. —

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