Modena  Detenuti in scena L’Odissea della vita diventa teatro

Il carcere come luogo anche di cultura, dove la funzione formativa in termini rieducativi, professionali e di inclusione sociale svolge un ruolo importante. Da oltre 15 anni, il Teatro dei Venti di Modena collabora con il mondo del carcere portando avanti attività e percorsi finalizzati alla formazione, professionalizzazione e inclusione dei detenuti, realizzati grazie a una pluralità di partner

MODENA Il carcere come luogo anche di cultura, dove la funzione formativa in termini rieducativi, professionali e di inclusione sociale svolge un ruolo importante. Da oltre 15 anni, il Teatro dei Venti di Modena collabora con il mondo del carcere portando avanti attività e percorsi finalizzati alla formazione, professionalizzazione e inclusione dei detenuti, realizzati grazie a una pluralità di partner: Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna, Comune di Modena e Castelfranco, Fondazione di Modena, Bper Banca, Regione, Creative Europe. 
 
«Nel tempo, abbiamo costruito un rapporto ottimo con i vari direttori che si sono succeduti, con gli agenti, i volontari e i detenuti, un rapporto non solo legato a un’attività di intrattenimento e distrazione ma a un vero e proprio progetto di avviamento al lavoro – spiega Stefano Tè, regista e direttore artistico della compagnia Teatro dei Venti – Non si tratta solo di intrattenere, distrarre e far passare un paio d’ore diverse ai detenuti, ma si tratta di ben altro. Abbiamo conosciuto persone che una volta scontata la pena hanno continuato a lavorare con noi, oppure persone provenienti da altre carceri dall’Italia e dall’estero venute per collaborare al Teatro. Non è solo un percorso che avvia alla professione di artista: ci sono detenuti che si sono anche perfezionati in un lavoro più tecnico o che dopo l’esperienza con noi hanno lavorato in campi completamente diversi, chi facendo l’elettricista, chi l’idraulico. Il mio non è un approccio terapeutico, ma di mestiere: mi interessa molto di più allenare queste persone all’esterno, al lavoro che è fatto di sacrificio, dedizione, cura ed è questo avvicinamento ai mestieri che hanno a che fare con l’artigianato ad avere senso, al di là se le persone coinvolte faranno o meno un lavoro in ambito artistico. A me interessa avvicinarli al bello, al lavorare amando quello che si fa».
 
Nel febbraio 2020, a causa della pandemia, il Teatro dei Venti è stato costretto a sospendere le attività formative e produttive presso la <TB>casa circondariale Sant’Anna di Modena e la casa di reclusione di Castelfranco. Grazie a donazioni di privati, il Teatro ha potuto consegnare quattro computer portatili ai due istituti di pena, continuando da remoto le prove dello spettacolo che avrebbe dovuto debuttare nel maggio dello stesso anno. “Odissea Web” è il film e il racconto del progetto creativo nato per superare una difficoltà oggettiva e l'isolamento forzato di quelle giornate, realizzato con i materiali video delle prove da remoto, prodotti nel corso del lockdown, da marzo a giugno 2020. A questo si affianca “Odissea Radio”, radiodramma in 12 episodi raccontato dalle voci delle detenute, dei detenuti e degli internati, in onda ogni lunedì alle 18 fino al 14 giugno sul sito www.cosmicfringeradio.com. 
 
«Non una semplice attività ricreativa ma formativa che fa del teatro un elemento importante in tutti gli istituti penitenziari e che consente di creare spazi in cui esprimere se stessi e le proprie emozioni – sostiene Maria Martone, direttrice della casa di reclusione di Castelfranco – Coniugare la bellezza del teatro, dell’introspezione con l’elemento formativo che si traduce in valorizzazione delle opportunità anche lavorative non è solo un momento di aggregazione ma di crescita. Il teatro, quindi, come veicolo di cultura e di trasmissione di valori etici importanti e carcere come luogo anche di cultura».
 
Dal 26 al 30 luglio 2021 nell’ambito di Trasparenze Festival debutterà “Odissea”, il viaggio di Ulisse su un bus navetta che attraverserà le carceri di Modena, Castelfranco e diversi spazi urbani delle due città. «Un giorno, un giovane detenuto mi disse: Stefano, io per rovinarmi la vita ci ho messo due minuti, qui con voi sembra che per costruire due minuti di scena di uno spettacolo ci voglia una vita. L’approccio di mestiere – sostiene Stefano Tè – smuove qualcosa nelle persone, muove la fiducia verso le proprie capacità». 
 
Tra i vari progetti in cantiere del Teatro dei Venti, ce n’è uno che intende mettere al centro i tanti cittadini che nel tempo hanno sostenuto e creduto fortemente nell’attività del teatro: «Abbiamo pensato di creare una nuova cittadinanza utopica che raccoglie i tanti cittadini, modenesi e non, che in questi anni e in futuro vorranno contribuire alla creazione di un domani ricco di bellezza che parte dal prendersi cura delle comunità e questo può avvenire grazie al teatro che diventa un prete