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Modena e Il 2 giugno 1946 «Donne al voto, che svolta»

Intervista allo storico modenese Giovanni Taurasi che racconta la "geografia" del voto che cambiò la storia dell'Italia sul nostro territorio «Tre modenesi su 4 scelsero la Repubblica»

 
Giovanni Taurasi, oggi, 75 anni dopo quel 2 giugno 1946, quanto è stato importante il voto “concesso” alle donne nella strada verso l’emancipazione ?
 
«Occorre precisare che alle donne non fu “concesso” il voto, casomai le donne conquistarono il diritto di voto. Tale legittimo diritto non poteva più essere negato come in passato da un potere maschile e sessista di una società patriarcale ormai al crepuscolo. Impedire alle donne il diritto di voto sarebbe stato anacronistico. Tanto più che le donne avevano dimostrato negli anni della guerra il loro protagonismo sociale e politico. Da questo punto di vista quel passaggio fu fondamentale: la Repubblica nasceva nel segno epocale del riconoscimento di un diritto che stabiliva l’eguaglianza, almeno nell’esercizio del voto, tra uomo e donna».
 
Il referendum tra monarchia e repubblica è stato un elemento controverso in un’Italia spaccata ancora in due, nonostante la sconfitta del fascismo. A Modena come si votò?
 
«Dove la guerra era stata più lunga e più tragica nei mesi dell’occupazione tedesca e della Repubblica Sociale di Mussolini, ci fu una maggiore spinta per il rinnovamento, generata dal vento della Resistenza, e un maggior sostegno ai partiti progressisti protagonisti della lotta di liberazione, perché le responsabilità del fascismo che aveva voluto la guerra schierandosi con Hitler erano in quelle zone più evidenti, e dunque anche le responsabilità della monarchia che aveva sostenuto il Regime nel Ventennio. Al nord prevalse così la scelta repubblicana, mentre nel Mezzogiorno, dove la guerra era stata più breve e c’era un elettorato più conservatore, prevalse la Monarchia. Ma con il 54% dei consensi ed oltre due milioni di voti di scarto, l’Italia intera diventò una Repubblica. In provincia di Modena andarono a votare in tantissimi, oltre il 93% degli aventi diritto: 293mila modenesi. E prevalse nettamente la Repubblica con oltre 206mila voti e più del 75 per cento dei consensi». 
 
Si hanno anche indicazioni locali per città (Modena, Carpi, Sassuolo) o zone (montagna, pianura ecc)? 
 
«A Modena la Repubblica di attestò al 70 per cento, a Carpi arrivò all’83.5%, mentre a Sassuolo ottenne il 73% dei consensi, ma qui si registrò addirittura il 98% dei votanti. Tendenzialmente la pianura era più repubblicana, mentre in montagna, da sempre più conservatrice, la monarchia raccolse i maggiori consensi. A Prignano e Riolunato ottenne anche di un soffio la maggioranza dei voti».
 
Nella nostra provincia ci furono festeggiamenti o manifestazioni particolari dopo la vittoria della Repubblica?
 
«Le operazioni di scrutinio non furono rapidissime e ci volle qualche giorno. Tuttavia, man mano che diventava evidente la vittoria della Repubblica, in una provincia che non aveva dimostrato molta nostalgia per la Monarchia ovviamente c’era grande soddisfazione. Ci si voleva lasciare alle spalle i lutti della guerra e cominciare la ricostruzione e c’era molta fiducia nel lavoro della neonata Assemblea Costituente».
 
Come erano schierati i partiti?
 
«Repubblicani, azionisti, socialisti e comunisti si erano naturalmente battuti per la Repubblica, ma seguendo un diffuso sentimento popolare e un profondo desiderio di cambiamento, si schierarono apertamente contro la monarchia tutti i principali partiti modenesi, sia le sinistre che i democristiani».