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«Ex Pro Latte, fermate subito il degrado Il Comune si impegni con la proprietà»

La denuncia del Comitato locale alla Sacca. Ammassi di rifiuti edili, edifici pericolanti e mucchi di pattume in mezzo al quartiere in piena rinascita

MODENA. Dall’area giochi ai passaggi neanche tanto nascosti per entrare nella zona proibita c’è poco spazio e i bambini si avventurano nel regno del degrado. L’Ex Pro Latte è ogni giorno di più un problema per chi vive nella zona nuova della Sacca tra via Finzi e il Canaletto Nord e soprattutto per chi frequenta il parchetto Martiri di Utoya, quella striscia di terra verde con qualche albero e qualche panchina che costeggia via Gerosa. Un parco allo stato embrionale, come indicano gli alberi piantati da poco, ma che è l’unico spazio verde per socializzare in una zona ancora a se stante, anche se tutto intorno ci sono i cantieri dei Progetto Periferia che stanno ridisegnando la Sacca. Il caso Ex Pro Latte non è certo nuovo in città, ma negli ultimi vent’anni poco o niente è stato fatto per affrontarlo. Per questo un gruppo di residenti della zona si è deciso a esporsi contro il degrado dell’impianto industriale in totale abbandono e devastazione. Lo fa per motivi ambientali ha avviato una battaglia insieme con il comitato Respiriamo Aria Pulita. Lo stesso, rappresentato dall’avvocato Chiara Costetti, che lotta per le fonderie di via Zarlati.



IL VICINATO

Camillo Po, 70 anni, è uno dei residenti che si espongono in quella che definiscono una battaglia, così come Maria Angela Borsari. La delegazione accompagna a vedere lo stato di degrado senza fine in cui versa l’impianto senza che si sappia neppure in che mani sia. Capannoni sventrati, distrutti, cannibalizzati. Materassi così marci che ci crescono all’interno delle piante. Mucchi di rifiuti di cibo, i resti dei disperati che qui cercano un rifugio. Lo stesso tetto (si fa per dire) di tante prostitute e tanti tossicodipendenti e spacciatori che qui da decenni hanno un punto di incontro. E poi un altro capannone a pezzi, ridotto a uno scheletro spettrale. Nell’enorme piazzale mucchi di rifiuti edili, in quantità abnormi, abbandonati da chissà quanto tempo e composti di chissà quali materiali oltretutto deteriorati. L’impressione è che la Ex Pro Latte sia un buco nero senza futuro in un quartiere in piena rinascita.

QUARTIERE CANTIERE

A due passi si sta completando una rotatoria che in via Finzi unisce via Gerosa al futuro Rotore, un altro grande cantiere oggi in degrado e abbandono. Tutto intorno tanti altri cantieri e altrettanti nel sorgeranno tra via del Mercato e quella zona fino al Canaletto, compreso l’asse del comparto Esselunga a poca distanza. Questa zona, di 14mila metri quadrati che nel progetto originario del Comune, datato 1999, doveva accogliere un’area per edifici residenziali e anche una stradina di collegamento, oggi è ridotto a un insieme di ammassi di rifiuti. Tra capannoni distrutti e cortile pieno di erbacce, i mucchi di materiali edili si alterano a arredi, poltrone e persino giocattoli e carrozzine abbandonate (segno che qui si sono rifugiate famiglie in stato di disperazione). Come si può insomma arginare questo degrado in un impianto industriale che è in ogni caso proprietà privata? «Il comitato Respiriamo Aria Pulita si è messo a disposizione dei residenti – spiega l’avvocato Costetti – dopo un sopralluogo, seguirà lo studio delle carte burocratiche per definire la proprietà e quando saremo pronti inizieremo a chiedere incontri con l’amministrazione per affrontare la questione delle possibili soluzioni».

IL RUOLO DEL COMUNE

L’obiettivo è ricorrere al Comune per fare pressioni sulla proprietà perché rispetti degli standard minimi. »Sarà fondamentale definire i confini formali. Perché il problema di partenza è il muro di cinta che dà sul parco, a pezzi e in più punti rotto. Chiarito questo, ciascuno con les proprie responsabilità dovrà occuparsene».

«Questo è un parco pubblico e ci sono molti bambini che ci giocano – spiega Camillo Po – bisogna che il Comune faccia suo questo problema e intervenga. Il Comitato può chiarire alcuni aspetti oggi oscuri per arrivare a mettere in sicurezza questo spazio confinante con un parco pubblico. Fondamentale è il dialogo con l’amministrazione e anche che l’amministrazione ascolti e intervenga». Prosegue l’avvocato Costetti: «Un segnale molto importante viene proprio dai cittadini della zona. Vogliono occuparsi del problema. E’ sicuramente più facile disinteressarsi del degrado. Questo è un ottimo segnale: c’è chi dedica il proprio tempo per affrontare un problema di tutti. Per il Comune limitarsi a circoscrivere gli accessi a quest’area pericolosa e degradata con presidi facilmente violabili non significa affrontare il problema. Si parla di degrado e ambiente».

«Da anni segnaliamo per iscritto al Comune questo problema – spiega Po – e il Comune non ha mai risposto. Lo chiedevo da cittadino che vedeva i bambini correre e giocare tra quell’ammasso di macerie e putridume. Finalmente poco tempo fa ho trovato nella polizia locale una persona sensibile che si è interessata. Dopo un po’ i vigili sono intervenuti ma hanno chiuso solo il varco più vicino all’area giochi. Ma ce ne sono tanti altri e in realtà il confine andrebbe tutto chiuso. La proprietà dovrebbe intervenire sul muro di cinta. Il muro è cadente. In alcuni punti è già caduto. Basta avvicinarsi per constatarlo. Il problema è che quest’area verde è frequentata da bambini e genitori spesso ignari dei rischi». —

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