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Modena. “Bendesa”, così si riparte accanto ai disabili sul lavoro

Progetti socio-occupazionali per stare accanto a chi ha maggiori difficoltà Marcella Vaccari: «La socializzazione è fondamentale». Una mostra a Villa Forni

Gabriele Farina

Una carezza per ripartire. A Villa Forni è stata allestita una mostra fotografica chiamata “Bendesa”. La benedizione dei nonni modenesi ricalca il lavoro compiuto da una squadra di ragazzi diversamente abili, seguiti dall’educatrice Marcella Vaccari.


«Il progetto è nato per dare risposte alle famiglie che si trovavano “perse” con ragazzi che hanno disabilità - riconosce Vaccari - in particolare quelli che hanno difficoltà abbastanza gravi. Hanno la necessità di impegnare la giornata e per questo abbiamo sviluppato progetti socio-occupazionali. Sottolineo “socio” perché la socializzazione assume sempre più importanza».

Non è un caso che la socialità sia tra le riscoperte più apprezzate nel passaggio colorato delle fasce da rossa a gialla, passando per arancione e aspettando il bianco. Bianche sono le magliette personalizzate dai partecipanti al progetto “Bendesa”. Ciascuno ha scelto un’espressione dialettale per rappresentare un’idea, un concetto, una speranza da condividere con il gruppo. Un contributo di un partecipante ha fatto breccia tra gli organizzatori, tanto che il nome proposto è diventato il titolo del progetto (e della mostra inaugurata domani). «Francesco è stato particolarmente incuriosito dalla benedizione che i nonni davano ai nipotini - ripercorre l’educatrice - e la ripeteva in modo ricorrente. Così abbiamo pensato di unire i due progetti, le magliette e la mostra fotografica, per fare e farci quell’augurio».

La mostra fotografica è il frutto del lavoro compiuto dai partecipanti insieme alla fotografa Pieranna Gibertini. Le magliette sono state realizzate in collaborazione con Ciao Comunicazione. Entrambi i progetti hanno coinvolto le donne e gli uomini che vi hanno preso parte. «A Villa Forni c’è tanto spazio - descrive Vaccari - e possono essere acquisite abilità che possono essere generalizzate in altri ambiti della vita. Siamo partiti da un piccolo gruppo per ampliare le competenze. L’ultima persona che ha fatto il suo ingresso ha 55 anni ed è un ingegnere, il più piccolo è appena uscito dalla scuola superiore».

La fotografia è un’arte che unisce. «È un linguaggio molto interessante per ragazzi che non hanno competenze linguistiche pari agli altri - rimarca l’educatrice - ed è una prospettiva che interessa parecchio. Gibertini è una fotografa dilettante. Abbiamo iniziato durante l’inverno ed esplorato il mezzo fotografico nel settore produttivo, nel punto vendita, tra gli animali, in mezzo alla natura. Così è venuto abbastanza spontaneo organizzare una mostra per dare una vetrina ai ragazzi, che si sono dedicati tantissimo».

La soddisfazione durante e dopo il progetto è notevole. «I ragazzi sono davvero molto contenti - aggiunge Vaccari - ed è molto vedere come hanno colto i piccoli dettagli. Offrire loro opportunità è una scelta che accettano con entusiasmo». Lo stesso entusiasmo mostrato per il progetto delle magliette, diventate ben presto “oggetti di scena” per gli scatti fotografici. «Abbiamo iniziato a stampare magliette con frasi dialettali», precisa Vaccari. Il passaggio di testimone alla “Bendesa” è tra i valori più apprezzati. «È bello quando c’è il passaggio da una generazione all’altra», conclude l’educatrice. —

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