Modena. L’Azione Cattolica parla di ambiente e pianta un ulivo

MODENA “Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente”.


Questo passaggio del numero 212 della Laudato Sì (l’enciclica di Papa Francesco sull’ecologia integrale), ha concluso un percorso che i giovanissimi dell’Azione Cattolica della diocesi di Modena-Nonantola hanno svolto negli ultimi due mesi, un percorso promosso dal settore giovani di Ac e da una commissione formata dagli animatori dei gruppi coinvolti. Le ragazze e i ragazzi tra i 14 e i 19/20 anni, provenienti da diverse parrocchie (in particolare con gruppi di Gesù Redentore, Maranello, Soliera, Formigine e Nonantola) sono stati invitati a riflettere, proprio alla luce della Laudato Sì, sulle tematiche della cura dell’ambiente e della legalità e hanno concluso il percorso con un gesto simbolico: hanno infatti piantato un ulivo, nel parco antistante la parrocchia del Redentore a Modena, come segno di questa attenzione in quella che il Papa ha chiamato la settimana della Laudato Sì.


È ormai noto che l’attenzione e la cura dell’ambiente, connessa alla lotta contro le ingiustizie sociali, rappresentino tematiche sempre più centrali anche a livello ecclesiale, e in più questo percorso è stato intrapreso dopo aver ascoltato i giovanissimi stessi che hanno espresso il desiderio di riflettere insieme. Dopo un primo appuntamento per presentare il progetto, i giovanissimi dell’Ac si sono confrontati in videochiamata don Davide Castagnetti, sacerdote di Reggio Emilia missionario in India a Mumbay, che ha portato una testimonianza intensa, e che ha colpito molto i giovanissimi, sulla situazione ambientale e sociale in quella parte del pianeta, con disuguaglianze estreme e con grandi contraddizioni.


Dopo una restituzione e un approfondimento divisi nei vari gruppi delle singole parrocchie e un giro per il quartiere o il paese per documentare i luoghi più a rischio sotto il profilo ecologico e sociale, il percorso si è allargato passando dal tema dell’ambiente a quello delle legalità, nella certezza che, come dice lo stesso Pontefice, tutto è connesso. Per approfondire questo passaggio i ragazzi hanno dialogato, ancora attraverso i mezzi digitali, con Enza Rando, avvocato modenese vice presidente nazionale di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, a cui aderisce anche l’Azione Cattolica, che si occupa di combattere contro le mafie e spesso anche di gestire patrimoni confiscati ai boss.


Anche la testimonianza di Enza Rando è andata dritta al cuore dei ragazzi, che non a caso l’hanno ripresa anche successivamente per approfondirla anche con un gioco di ruolo, pensato dagli educatori, e realizzato ciascuno nel proprio gruppo. È stato poi la volta di concludere il percorso con due passaggi che si sono tenuti finalmente con la presenza dei gruppi coinvolti in un incontro finale a Gesù Redentore. Il primo passo è stato quello di prendere un impegno, a livello personale per ciascun giovanissimo, e anche a livello di gruppo da portare avanti in questo periodo. Impegni come promuovere la mobilità sostenibile attraverso una biciclettata, pulire un parco del proprio quartiere o del proprio comune, inventare un gioco che faccia riflettere altri ragazze e ragazzi su questi temi.


Il secondo, e ultimo passo, è stato quello di piantare un ulivo nel parco della parrocchia modenese come segno tangibile del percorso e come collegamento con la “Settimana della Laudato Sì’’ proposta dal Santo Padre: un ulivo (che i ragazzi hanno ribattezzato “Oliver”) che sarà curato proprio dagli stessi giovanissimi dell’associazione che si sono impegnati ad annaffiarlo, a coprirlo durante i mesi invernali e a far crescere proprio come loro stessi sono cresciuti durante questi mesi. «È stato un percorso molto significativo quello che abbiamo portato avanti – sottolinea Gabriele Benedetto, vice presidente del settore giovani dell’Azione Cattolica diocesana – non solo per i temi trattati, ma soprattutto perché i ragazzi si sono messi in gioco e hanno scelto di impegnarsi in prima persona». —
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