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Vaccini. Appello dell'associazione Coscioni, firma anche De Luca: «Under 30, stop ad Astrazeneca e J&J»

Il professor Michele De Luca firma la lettera dell’associazione Coscioni: «Per le giovani donne meglio Pfizer e Moderna»

Molto semplicemente, fa notare che «se hai una vite a croce e un solo cacciavite a testa piatta, allora fai con quello che hai, ma se a disposizione hai anche un cacciavite a stella, non c’è ragione per non utilizzarlo». Una metafora per illustrare l’appello che il professore ha firmato insieme agli altri rappresentanti dell’associazione Luca Coscioni per chiedere al governo e alle Regioni di interrompere la somministrazione dei vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson per gli under 30, e in particolare per le donne, preferendo invece i vaccini Pfizer e Moderna.

Michele De Luca, professore del Dipartimento di Scienze della Vita e direttore del Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari di Unimore, ha così condiviso l’appello che invita le istituzioni a sospendere la somministrazione dei vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson per le donne under 30, destinando a questa fascia d’età le dosi Pfizer e Moderna. «Per i soggetti under 30 che non abbiano comorbidità - si legge nell’appello firmato dagli scienziati e accademici dell’associazione per la libertà sulla ricerca scientifica - il rischio supera il beneficio del vaccino, ed è sufficiente a sconsigliare la vaccinazione, in accordo alle raccomandazioni Aifa». Di conseguenza, l’associazione invita «a sospendere immediatamente» la somministrazione in questa fascia di età «a causa dei documentati rischi. «L’appello - aggiungono il segretario e tesoriere dell’associazione, Filomena Gallo e Marco Cappato - si fa particolarmente urgente in occasione degli open days aperti a tutte le fasce di età, compresi maturandi, che si stanno tenendo in tutta Italia, infrangendo le raccomandazioni dell’Aifa di riservare il vaccino AstraZeneca agli ultrasessantenni». I vaccini a vettore adenovirale, ricorda la lettera, possono causare in soggetti predisposti la trombosi venosa trombocitopenica, un effetto collaterale raro che può avere esito fatale. La fascia di età più a rischio è quella dai 20 ai 55 anni, soprattutto individui di sesso femminile. L’iniziativa degli open days AstraZeneca, si legge nell’appello, «sta riscuotendo grande successo, ma non è nel miglior interesse dei giovani». Inoltre, «la campagna non mette correttamente in guardia dai rischi» peraltro non giustificati, «visto che abbiamo le dosi di Pfizer e Moderna per vaccinare in maniera sicura anche i nostri ragazzi».


Un appello condiviso anche dal professor De Luca, dunque: «Il discorso è molto semplice - spiega il professore Unimore - abbiamo quattro vaccini a disposizione, e se c’è un rischio anche solo teorico di eventi tromboembolici, non c’è ragione per non utilizzare uno degli altri due, quelli a Rna». Una richiesta che non vuole essere allarmistica, ma prevenire ogni possibile rischio: «Oggi la comunità scientifica sta ancora verificando i possibili rischi per le giovani donne - riprende il direttore del Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari - ma avendo a disposizione quattro vaccini, e peraltro in un momento in cui le dosi non mancano e con la possibilità di scegliere, riteniamo opportuno eliminare anche i rischi teorici. Dunque, per un uomo di 65 anni come me va bene qualsiasi vaccino - prosegue il professor De Luca - ma se abbiamo una giovane donna, allora è meglio somministrarle una dose di Pfizer o di Moderna, vaccini che peraltro sono più protettivi nei confronti delle varianti, cosa più indicata per i giovani, che hanno più occasioni di muoversi e di venire a contatto con più persone». Nessun allarmismo, insomma, ma un invito a scegliere il vaccino migliore per fascia d’età in un momento in cui la possibilità di scegliere non manca. —

L.G.

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