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Sassuolo, «Ceramica, la piaga rincari» 

Il bilancio del presidente Savorani: «Pallet, gas, container: tutto costa di più»

Alfonso Scibona

«Le buone notizie che arrivano dal fronte produttivo e delle vendite di piastrelle vengono messe in ombra dai costi sempre più alti e dall'incertezza su un futuro in cui dovremo ottenere agevolazioni almeno pari agli sforzi che i produttori ceramici stanno facendo, soprattutto negli ultimi 18 mesi caratterizzati dal Covid». Così il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, in occasione della presentazione dei dati di settore a consuntivo del 2020.


Il settore, sia pure in crescita, è angustiato dal rincaro esagerato dei costi. Tra balzi delle materie prime, innescati dalla ripartenza post-lockdown, rialzi energetici e mancata compensazione dei costi indiretti, la ceramica italiana continua a soffrire, in termini di concorrenza, rispetto agli altri Paesi europei.

«La ripresa dell'economia mondiale ha però comportato – racconta Savorani – anche per il nostro settore fortissimi e repentini rialzi nei costi dei fattori produttivi, quali pallet, plastica e cartone per imballaggi, noli marittimi, dove talvolta non riusciamo a spedire a causa dell'indisponibilità dei container, che già hanno raddoppiato i prezzi». Per il gas metano il rialzo è doppio: «Alla crescita del costo della materia prima, dagli 8 euro dello scorso anno ai 20 attuali, si aggiunge anche quella della CO2 determinata dal sistema Ets, il sistema per lo scambio delle quote di emissione della Ue, in cui i 15 euro a tonnellata di 10 mesi fa sono volati ai 50 di oggi, anche per speculazioni finanziarie. Per la ceramica va riformulato il meccanismo Ets e il suo inserimento tra i settori che possano beneficiare della compensazione dei costi indiretti. Ci sono leggi create da tifosi, non da economisti. Quando affidiamo il ministero dell'ambiente a un ambientalista tifoso, succedono queste cose. Molte aziende delocalizzeranno, tutto questo è sbagliato».

Complessivamente sono 271 le società attive in Italia, danno occupazione a circa 26.750 addetti diretti e fatturano 6,2 miliardi di euro. A queste va aggiunta l’internazionalizzazione produttiva in Europa e Nord America. Per quanto riguarda le aziende produttrici di piastrelle in Italia, al 31 dicembre erano 133 e nel corso del 2020 hanno prodotto 344,3 milioni di metri quadrati (-14,1%) e dato lavoro a 18.747 addetti.

Le vendite complessive nel 2020 sono state di 391 milioni di metri quadrati (-3,9%), volume raggiunto facendo ricorso anche al magazzino prodotti finiti. Le vendite in Italia si sono fermate a 73,3 milioni di metri quadrati (-12,2%) mentre la lieve flessione nei volumi (-1,8%) porta l’export a 317,7 milioni di metri quadrati. Il fatturato totale delle aziende italiane di piastrelle raggiunge i 5,13 miliardi di euro (-3,9%), che deriva per 4,4 miliardi dalle esportazioni (-2,2%; quota dell’86% sul fatturato) e per 720 milioni di euro da vendite in Italia.

Ma ci sono numeri confortanti anche nel 2021. Positivo il primo trimestre: il fatturato cresce del 9% rispetto al 2020, grazie sia al mercato italiano (+18,9%) che all’export (+7,2%): non accadeva da 15 anni.

«Nel secondo semestre dello scorso anno – dice ancora Savorani – abbiamo recuperato gran parte del crollo di vendite dovuto al lockdown. Gli incentivi del Recovery Plan e la semplificazione burocratica possono rendere duratura la crescita. C'è poi la formazione dei giovani. Nei giorni scorsi la Regione Emilia Romagna ha approvato il primo ITS della Ceramica, i cui corsi iniziano a novembre al Volta di Sassuolo, medesimo periodo in cui cominceranno anche le lezioni della seconda edizione del Master di Secondo Livello, realizzato in collaborazione con UniMoRe, UniBo e Federchimica Ceramicolor». —