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Vignola. Prima il Mercato del riuso e adesso la sartoria sociale I Ciappinari sfornano idee

L’associazione trainata da Federica e Chiara ha organizzato un evento con venti espositori e un corso  per ragazze in difficoltà



VIGNOLA. I Ciappinari tornano alle origini e organizzano il primo “Mercato delle Gemelle” del 2021. Era stata la prima iniziativa, messa in piedi dalle sorelle Federica e Chiara Bergonzini, un anno fa, quando la pandemia era una pallida eventualità. «L’associazione dei Ciappinari in fondo è nata da lì – racconta Federica – Io e mia sorella avevamo organizzato questo piccolo mercatino del riuso nel cortile di casa nostra, in centro a Vignola. Avevamo usato come modello i molti mercati che avevamo frequentato a Milano, durante gli anni dell’università. Rientrando a Vignola, ci siamo accorte che in queste zone il riuso e la moda sostenibile erano idee ancora poco presenti. Così abbiamo provato a fare una prima esposizione a febbraio, poco prima del lockdown. Abbiamo ricevuto molta più attenzione di quanto non pensassimo».

Dopo quell’esperienza, Chiara e Federica hanno iniziato a mettere in moto l’associazione dei Ciappinari. Oltre al riuso, infatti, l’idea principale della loro azione è quella dello stare insieme, in modo che nessuno si senta escluso. «A luglio e a settembre abbiamo fatto altri due “Gemellemarket” – prosegue Federica – riscuotendo ogni volta sempre più successo. Domenica siamo riuscite a organizzare il primo appuntamento dell’anno. Hanno partecipato ben venti espositori e per noi è già un successo enorme perché non pensavamo di ricevere così tante richieste. Il prossimo dovrebbe essere a luglio».

Dopo l’iniziativa del mercato, le sorelle Bergonzini hanno poi maturato l’idea del loro nuovo progetto di sartoria sociale: «Giovedì scorso è partito il primo corso di ricamo, presso il cortile dell’ex lavatoio di Vignola. Durerà in tutto un mese e per finanziarlo avevamo promosso una vendita delle magliette ricamate dalle “Poundegs”, un gruppo di ragazze di Modena, cugine tra loro, che faranno da insegnanti.

È stata la loro nonna a tramandare loro quest’arte e si sono messe a disposizione per condividerla con chiunque vorrà partecipare al corso». Le partecipanti ora sono circa venti ragazze. Inizialmente però, Federica e Chiara avevano proposto l’idea della sartoria sociale a diverse associazioni ed enti che operano nel territorio con persone fragili.

Cinque sono le donne provenienti da centri differenti (antiviolenza, per stranieri o di salute mentale) che hanno preso parte al corso. Il resto delle ragazze si è aggiunto pian piano, da ogni parte del territorio. Il corso è aperto a chiunque vorrà partecipare e naturalmente non solo a donne.

«Il nostro sogno, perché pensiamo che si debba sempre sognare in grande – conclude Federica – è quello di riuscire a creare almeno un posto di lavoro, sostenuto dall’attività del mercato e dei corsi di cucito. Facendo i mercatini, ci siamo infatti accorte che i vestiti vintage sono belli ma hanno comunque bisogno di essere ammodernati o sistemati secondo la moda del tempo. Vorremmo che una delle ragazze che ora è in stato di bisogno riuscisse ad avere un lavoro da questa nostra piccola iniziativa. E poi, perché no. Potrebbe essere il primo passo per un nostro brand: solidale e sostenibile». —